Matera, crollo di vico Piave: il TAR respinge il ricorso

All’indomani della tragedia di Torre Annunziata, nel napoletano, in cui sono state 8 le vittime, tra cui due bambini, del crollo di una palazzina, si torna a parlare a Matera del crollo di vico Piave, verificatosi l’11 gennaio 2014 ed in cui persero la vita due persone, Antonella Favale, di 31 anni, il cui cadavere fu ritrovato alcune ore dopo il crollo, e Nico Oreste, 57 anni, ritrovato vivo sotto le macerie, morto poi in ospedale il successivo 26 marzo. E se ne torna a parlare perchè il Tar di Basilicata, proprio nel giorno della tragedia di Torre Annunziata, ha stabilito che i proprietari degli stabili interessati dal crollo di vico Piave (civici dal 18 al 26) devono provvedere alla messa in sicurezza e consolidamento di tutte le strutture staticamente in pericolo. E’ stato respinto infatti il ricorso di una ventina di residenti i quali avevano impugnato le ordinanze del sindaco emesse proprio all’indomani del crollo: dalla documentazione acquisita infatti, secondo i magistrati, non emerge l’esclusiva responsabilità di Nicola Andrisani che stava in quel periodo effettuando dei lavori di ristrutturazione in locali a piano terra di sua proprietà. I magistrati rimarcano che un mese prima della tragedia, i vigili del fuoco, intervenuti su richiesta dei residenti per un sopralluogo, avevano sottolineato che le lesioni esistenti erano pregresse e soltanto accentuate dai lavori in corso, evidenziando inoltre il grave fenomeno di infiltrazione, proveniente dal terreno. I magistrati aggiungono anche che, alcuni giorni dopo, l’ufficio tecnico del comune di Matera aveva rilevato che lo spessore delle murature portanti era di soli 50 centimetri e che i 3 edifici ricadenti nei civici appunto dal 18 al 26 erano stati costruiti senza fondazioni. Il Tar rimarca anche che i ricorrenti non hanno provato che il crollo è stato causato da presunti ritardi o omessa vigilanza del Comune. Dal Tar inoltre il riferimento ad una seconda ordinanza sindacale che imponeva ai residenti la messa in sicurezza ed il consolidamento delle strutture per garantire l’incolumità dei cittadini: in tal senso risulta irrilevante il riferimento all’indisponibilità degli edifici perchè sotto sequestro da parte dei ricorrenti, i quali ora dovranno accollarsi gran parte dei costi delle operazioni.

Share Button