Omicidio Claps. Non trovò il Dna di Restivo, perito condannato per falso

Ha accolto con un’espressione del viso molto tirata la sentenza che lo condanna per falso nella perizia genetica nell’ambito del processo sulla morte di Elisa Claps, la studentessa che fu uccisa a Potenza a soli 16 anni e il cui corpo fu ritrovato nel sottotetto di una chiesa 17 anni dopo.

Vincenzo Pascali, medico genetista e docente universitario, assistito dagli avvocati Michele e Alessandro Gentiloni, ricorrerà in Appello perché nella storia del processo Claps ha sempre difeso il suo operato come corretto e improntato alla ricerca della verità processuale.

La perizia sul maglione che indossava Elisa Claps il giorno in cui fu uccisa nella Basilica Cattedrale di Potenza per il medico genetista, docente all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, sarebbe stata eseguita correttamente e il deterioramento dei reperti era dovuto alla tecnica comunemente utilizzata per accertamenti definiti appunto irripetibili.

Per l’accusa invece si è trattato di un falso in perizia che non consentì agli inquirenti di inchiodare, proprio grazie alla prova scientifica, l’imputato Danilo Restivo, come poi accertarono due esperti del Ris di Parma incaricati successivamente dalla Procura di Salerno. Vincenzo Pascali è stato condannato a un anno e 6 mesi di reclusione con l’interdizione dai pubblici uffici per 5 anni e dalla docenza universitaria per un anno e sei mesi, oltre che al pagamento di una provvisionale di 20mila euro a favore della madre di Elisa Claps, Filomena Iemma, e dei due fratelli Gildo e Stefano Claps.

Tutta la famiglia della studentessa 16enne di Potenza, scomparsa il 12 settembre 1993 e ritrovata nel marzo 2010 nel sottotetto della chiesa dove era stata vista l’ultima volta, era in aula, assistita dall’avvocato Giuliana Scarpetta.

Anche se la pena è stata sospesa in attesa del ricorso in Appello, già annunciato dai legali del professor Pascali, Filomena Iemma, sempre combattiva e determinata a ottenere giustizia e verità, alla lettura della sentenza ha detto di voler destinare in beneficenza, assieme ai figli, le somme che il giudice riterrà di disporre a titolo di risarcimento. “E il beneficiario – ha detto al termine del processo – non dovrà sapere da chi provengono questi soldi”. Si chiude così, almeno per il momento, uno dei capitoli dell’intricata vicenda. Per il filone principale, il delitto consumato quel 12 settembre, è stato condannato a 30 anni di reclusione Danilo Restivo, l’ex studente di giurisprudenza, poi trasferitosi in Inghilterra, dove è detenuto con la condanna all’ergastolo per l’omicidio di una vicina di casa.(ANSA)