Criminalità in Basilicata. Le riflessioni di Don Marcello Cozzi dell’associazione Libera

“Non sappiamo ovviamente cosa c’è dietro questa recrudescenza criminale. E non sappiamo neanche se sia in qualche modo da ricollegare agli appetiti scoppiati intorno all’affare di Matera 2019, sui quali ultimamente il Procuratore Roberti invitava a tenere la guardia alta. E neanche se c’entrino le infiltrazioni ‘ndranghetiste di cui Roberti ha pure parlato. Sappiamo solo che non è da ieri che il metapontino è ritornato sotto il fuoco criminale, che sono mesi che a Matera si susseguono attentati con scadenza quasi mensile, con avvisaglie preoccupanti anche a Potenza”

A scriverlo in un comunicato stampa è don Marcello Cozzi, della segreteria nazionale dell’associazione Libera. “Sappiamo che da un bel po’ di tempo” aggiunge il religioso “clan ‘ndranghetisti hanno gettato gli occhi sul patrimonio boschivo lucano, dal lagonegrese alla collina materana, e che è diventato fin troppo frequente il ricorso alla logica del subappalto con tutti i conseguenti rischi che le autorità giudiziarie conoscono molto meglio di noi. Sappiamo che non sempre ritorna sulla retta via chi esce dal carcere dove ha scontato condanne per 416bis; che gli affari di sempre, dalla droga alle estorsioni, anche se non su macroscala continuano ad interessare soprattutto chi deve ritornare a ‘campare'”.

“Ma sappiamo” prosegue don Cozzi “anche che da troppi anni ormai le grandi inchieste in Basilicata ci hanno fatto dimenticare la manovalanza ‘militare’, quella che ha segnato la vita criminale di questa regione e che ha continuato ad intrecciare affari con le mafie confinanti”; che al fronte di presenze mafiose consolidate non vorremmo più sentir parlare di infiltrazioni; che gli inviti a tenere la guardia alta sono solo delle parentesi in un contesto di consueta normale sottovalutazione; che sembrano passati secoli ed invece accadeva solo qualche anno fa che l’ex sindaco Iacobellis in riunioni istituzionali veniva ridicolizzato mentre gli si diceva che il problema della fascia ionica era la pesca a strascico”.

“E sappiamo infine” conclude “che dalle nostre parti ci sono troppi amici di amici, troppe mani si stringono anche solo per sottovalutazione, e che da quasi un anno ormai a Matera si attende un Procuratore a capo dell’ufficio. E così mentre Roma discute, Sagunto brucia…”.

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