Caso della donna morta al San Carlo di Potenza, in aula il primario di cardiochirurgia

Nel verbale post operatorio “ho indicato solo il mio nome e quello del dottor Michele Cavone, ovvero i due medici che hanno eseguito l’intervento: non ho inserito i nomi di Fabrizio Tancredi e di Matteo Galatti, presenti uno all’inizio e uno alla fine, per una semplice superficialità, forse ho commesso un errore in buona fede ma ero abbattuto per l’esito dell’operazione e non ho pensato ai dettagli della burocrazia”.

Il cardiochirurgo Nicola Marraudino – primario del reparto di Cardiochirurgia dell’ospedale San Carlo di Potenza e imputato in un processo, a vario titolo, per abuso d’ufficio e omicidio colposo con altri medici, Michele Cavone e Matteo Galatti – ripercorre in questo modo la compilazione del verbale post operatorio di Elisa Presta, morta a 71 anni nel 2013, in seguito a un intervento per la sostituzione di una valvola aortica.

“Ero scosso per l’esito dell’operazione e ovviamente dispiaciuto” ha aggiunto Marraudino rispondendo alle domande del pm “ma non ho badato ai dettagli del verbale e non pensavo di dovermi difendere, forse avrei dovuto immaginare le lettere anonime di qualche collega zelante”.

Il cardiochirurgo ha poi riferito alcuni passaggi di quella giornata: “Quella mattina ho chiamato il cardiochirurgo di guardia, che poi era Galatti, e Cavone si offrì di essere presente fino all’arrivo di Tancredi, che era in leggero ritardo. Quando mi hanno avvisato dell’emorragia sono andato io in sala operatoria e sono intervenuto”. Secondo il medico, le complicanze nel corso dell’intervento sono possibili, e la procedura di apertura dello sterno della paziente “per me è stata eseguita correttamente, non ero presente ma penso di poterlo affermare: dopo l’emorragia, che ho fermato, ho ritenuto opportuno continuare a operare perché, in questo modo, avevo una percentuale, anche se minima, di salvare la paziente. Se non lo avessi fatto – ha concluso – non ci sarebbe stata alcuna possibilità”. (ANSA)

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