Tito. La vicenda Sinoro in un’interrogazione parlamentare.

Still0601_00000E’ una vicenda che va ormai avanti da anni quella che interessa la Sinoro, l’azienda di Tito di proprietà cinese, nata con i finanziamenti post-terremoto ’80, e mai entrata in produzione.

La storia della Sinoro è stata ricostruita in un’interrogazione presentata dai deputati lucani di Sel Antonio Placido e del Pd Vincenzo Folino, e raccontata stamani a Potenza, nel corso di una conferenza stampa, dallo stesso Placido, dal segretario lucano della Cgil, Angelo Summa, dal rappresentante della segreteria della Fiom, Emanuele De Nicola, e dai rappresentanti dei lavoratori e del comitato dei creditori.

Attualmente è in corso una procedura di fallimento; i debiti ammontano a 22 milioni e i dipendenti aspettano 15 mensilità arretrateoltre Tfr. Una storia “paradossale”, secondo il sindacato, poiché i lavoratori, pur con corsi di formazione pagati dalla Regione, non hanno mai prodotto nessun “gioiello made in italy” come sarebbe dovuto essere. La mancata produzione venne scoperta diversi anni fa proprio dall’ispettorato del lavoro.

Negli anni il sindacato e le istituzione lucane hanno tentato di ripristinare la produzione con interrogazioni ed esposti alla magistratura e presso il Ministero ma a nulla è valso. Aperture, fallimenti e cambi di proprietà, che dall’inizio del nuovo millennio, secondo i sindacati, hanno messo in piedi un vero e proprio “sistema di scatole cinesi, è il caso di dirlo”, con dirigenze cambiate ma sempre legate alla Cina: “Ci sono stati comportamenti quanto meno anomali da parte dei proprietari e anche dei curatori fallimentari, in questo caso italiani, e ci chiediamo il perché di questa vicenda – hanno concluso – e dei motivi che portano a questa situazione, e per questo abbiamo chiesto al governo di intervenire, con l’ultima interrogazione presentata lo scorso 22 maggio”