Il SIULP di Matera sugli applausi ai poliziotti condannati per la morte di Aldrovandi

Patrizia Aldrovandi, madre di Federico

Patrizia Aldrovandi, madre di Federico

Bufera in Italia con conseguente, e legittima pioggia di polemiche contro il SAP (Sindacato Autonomo di Polizia) dopo i quasi cinque minuti di applausi al congresso del sindacato di Polizia tributato agli agenti condannati per la morte di Federico Aldrovandi.

La madre del giovane Federico li ha definiti “terrificanti”, il premier Matteo Renzi ha chiamato la signora per scusarsi ed ha definito “indegna” la vicenda. Anche per Alfano il gesto è gravissimo. Per il capo della Polizia quanto accaduto è offensivo. Nel social network la polemica è durissima. Intanto il segretario nazionale del SAP, Tonelli tiene duro e anzi sembra gettare benzina sul fuoco: “I colleghi li ho applauditi, li considero vittime di un errore giudiziario”.

Questo, in brevissime parole quanto sta accadendo in queste ore. Sulla vicenda è intervenuto con una nota stampa anche il segretario provinciale di Matera di un altro sindacato, il SIULP (Sindacato Italiano Unitario Lavoratori Polizia) che rappresenta il 30% dei poliziotti italiani.

“Sento la necessità” scrive Vito Cicirelli “prima ancora del dovere, di intervenire in merito al rispetto e la sacralità della vita umana che, per i poliziotti che hanno scelto di mettere la propria vita al servizio del Paese, della difesa delle Istituzioni democratiche e dei cittadini nel rispetto della legge, è e deve restare condizione imprescindibile e irrinunciabile per poter svolgere la delicata e indispensabile funzione di polizia la quale, come si conviene in ogni stato democratico, non può che essere improntata sulla necessità di dover garantire sì la sicurezza ma anche la libertà di ogni individuo nel pieno rispetto delle leggi e anche dei diritti umani”.

“Difendere la legalità e le Istituzioni al servizio del Paese e dei cittadini” scrive ancora “richiede una convinzione di totale rispetto della vita umana e di tutti i suoi diritti che ancorché professionale deve essere intimamente e necessariamente appartenente al patrimonio del DNA di ogni rappresentante delle Istituzioni e, a maggior ragione, di chi appartiene alle Forze di polizia; ogni volta che si perde una vita umana per affermare la legalità, soprattutto quando si tratta di un giovane, sottolinea CICIRELLI, è un fallimento dell’intera collettività anche se ciò avviene per colpa o per qualsiasi altra motivazione che non rientri nel dolo, di voler compiere un gesto così esecrabile”.

“Ecco perché queste tragedie, per le quali va sempre portato rispetto per chi ha perso la vita e per i familiari che vivono il dolore del distacco, debbono servire solo come riflessione per apportare ogni possibile correttivo affinché non si ripetano più e per evitare dolore ai familiari e devastazione in chi, anche se per colpa o negligenza deve rispondere di quel fatto alla propria coscienza, ai propri figli, ai propri familiari, prima ancora che alla giustizia e ai familiari della vittima”.

“Per me, che sono uomo delle Istituzioni, e al loro servizio, continua il leader del SIULP le sentenze non si commentano e ancor meno si criticano; le sentenze si rispettano e basta. Perché in un paese democratico, soprattutto per chi ha scelto di servire le Istituzioni difendendo la legalità e mettendo la propria vita al servizio del Paese e dei cittadini, la verità giudiziaria, anche quando non piace e nonostante la consapevolezza che essa non sempre rappresenta la verità assoluta, è l’unica verità che si deve rispettare e alla quale attenersi”.

“Questo è il limite che distingue lo Stato e chi lo rappresenta, dall’antistato e i suoi accoliti.
In qualità di responsabile provinciale del più grande Sindacato dei poliziotti, voglio, pertanto, rasserenare i cittadini e i loro familiari che per qualsiasi motivo si sono trovati a vivere la tragedia della perdita di un proprio caro in circostanze in cui sono rimasti coinvolti tutori dell’ordine, che nella Polizia di Stato e in tutte le altre Forze di polizia, è patrimonio radicato, convinto, irrinunciabile e diffuso di tutti gli appartenenti, il rispetto e la sacralità della vita umana, anche quando si trovano di fronte ad assassini efferati che hanno procurato molti lutti e a volte persino stragi di innocenti e di onesti servitori dello Stato. Tutto il resto, conclude CICIRELLI, è una voce isolata che non puo’ e non deve incrinare il necessario e irrinunciabile rapporto fiduciario tra cittadini e tutori dell’ordine che, in ogni democrazia, resta l’unico antivirus contro ogni devianza sociale o totalitaristica”

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