Opere pubbliche al rallentatore. Mancano i fondi per la ricostruzione del ponte crollato sulla S.P. 176

ponte cracoPochi minuti per sbriciolarsi e trasformarsi in una infrastruttura inutilizzabile, nonostante la sua importante funzione sul fronte di una mobilità automobilistica che riguarda una ventina di abitati distribuiti nelle aree del Materano e del Potentino, e almeno due anni per essere ricostruita.

E’, in estrema sintesi, il futuro prossimo del ponte della provinciale 176 crollato un mese fa per il peso degli anni, ma anche per effetto di condizioni meteo particolarmente negative oltre che per scarsi interventi di manutenzione.

Eppure quell’opera aveva ed ha un ruolo fondamentale nel rapporto che quella ventina di paesi che la utilizzavano mantenevano con le grandi direttrici di marcia extraregionali in direzione della valle del Basento e, quindi, della Puglia.

Dal sindaco di Craco, Giuseppe Lacicerchia, arriva intanto un ultimatum a Regione e Amministrazione provinciale di Matera. Il suo è un appello di quelli perentori: “bisogna agire in fretta – dice – in caso contrario le comunità interessate sono pronte alla mobilitazione”.

Per recuperare il manufatto crollato servono almeno dieci milioni di euro. L’Amministrazione provinciale di Matera non li ha e per recuperarli ha bussato alla Regione. Se i fondi necessari saranno resi disponibili – fa sapere l’assessore provinciale Angelo Garbellano – tra gara d’appalto, progettazione e realizzazione dell’intervento occorreranno almeno due anni. Un tempo lunghissimo per comunità costrette a vivere un anacronistico isolamento già prima del crollo del ponte.

Un’ipotesi inaccettabile soprattutto se si considera che interventi analoghi in altre realtà del Paese vengono portati a termini in tempi di gran lunga più brevi per non parlare di uno dei tanti miracoli giapponesi: una settimana appena per ripristinare un tratto di autostrada danneggiata da un devastante terremoto.

Ma quello è Giappone, questa è Italia e soprattutto Basilicata. Lucani pazienti e lavoratori come se non più dei giapponesi, ma a governarli, purtroppo, continuano ad essere politici ed amministratori di casa nostra. E quel ponte crollato sulla provinciale 176 diventa l’emblema di un Paese, di una regione che oltre a muoversi con inaudita lentezza hanno poco rispetto e considerazione per un territorio che cade in pezzi.

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