Corte dei conti. Soldi di royalties petrolifere per spese correnti anziché sviluppo e lavoro

Corte dei ContiPOTENZA – Dal 2001 al 2012 i fondi derivanti dall’estrazione del petrolio in Basilicata, e assegnati agli enti locali lucani, ammontano a circa un miliardo di euro, di cui circa cento milioni al solo Comune di Viggiano (Potenza): l’80 per cento circa delle amministrazioni comunali ha utilizzato questi fondi per spese correnti, ”e non per sviluppo e lavoro”, e ”manca ancora un’analisi dettagliata degli obiettivi e dei risultati dei progetti in questo settore”.

Sono alcuni dei passaggi del referto sull’utilizzo delle risorse generate dall’estrazione petrolifera in Basilicata, illustrate dal giudice contabile Giuseppe Teti, stamani a Potenza, nel corso di un’adunanza pubblica della sezione regionale di controllo della Corte dei Conti.

Secondo Teti, esiste una discrepanza tra i dati forniti dalla Regione e quelli delle compagnie petrolifere ”e con rammarico registriamo stamani l’assenza del contraddittorio in aula della Regione stessa, e di molti dei 35 Comuni che ricadono nelle aree di estrazione”: per il giudice, poi, ”c’è perplessità sull’ammontare dei fondi complessivamente andati alla ricerca e all’innovazione, solo sette milioni, mentre questo avrebbe dovuto essere uno dei punti cruciali dei programmi”.

C’è stata anche ”lentezza” nell’attuazione delle intese tra enti e compagnie, ”basti pensare che il monitoraggio ambientale, deciso nel 1998, ha portato solo lo scorso anno alla nascita di un osservatorio”.

Ci sono inoltre ”enti locali – ha proseguito il giudice – che hanno avuto difficoltà a reperire e a inviarci i dati, e anche questo è un elemento di criticità”. Per la Corte dei Conti, inoltre, ”le royalties non dovrebbero essere considerate entrate tributarie, e questo cambierebbe alcuni dei vincoli”, anche se ”il petrolio non è risorsa di proprietà regionale, intesa come sia come entità amministrativa che come comunità sociale, ma è nazionale e strategica, come si deduce in modo inequivocabile dalle fonti e anche dall’ultimo memorandum”.

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