Tar Basilicata, presidente Caruso: Clima avvelenato mina il ruolo dei giudici

“Nel clima avvelenato di un ‘tutti contro tutti’ senza fine, le leggi proliferano e si contraddicono, senza una linea di continuità. Contesto nel quale ‘il giudice amministrativo’ non è più considerato dai cittadini come arbitro imparziale, bensì una sorta di ‘decisore pubblico di ultima istanza’ chiamato a pronunciarsi non sulla legittimità dei provvedimenti, ma sul conflitto politico e sociale sotteso alla controversia”. A dirlo, nella relazione di apertura dell’anno giudiziario 2018, è stato il presidente del Tar di Basilicata, Giuseppe Caruso. Problema, ha specificato, che causa una sovraesposizione della figura del magistrato, “non più visto come controllore della legalità ma come sospetto partigiano della ‘fazione’ alla quale, con la sua sentenza, ha dato ragione”.

Ciò nonostante e con le note carenze di organico con soli 3 magistrati, dal 1 marzo affiancati dall’arrivo di nuovo vincitore di concorso, il rendiconto del Tribunale è risultato linea con l’anno precedente e con tempi efficaci di risposta riducendo l’arretrato del 9,2%: accolti 617 ricorsi, contro i 625 del 2016, mentre quelli definiti sono in calo (819, comunque oltre il 30% in più di quelli introitati, contro i 1.221 del 2016). Circostanza motivata con meno ricorsi alla Legge Pinto sull’eccessiva durata dei processi, passati dai 173 del 2016 ai 151 del 2017. In crescita i contenziosi in materia di pubblico impiego non privatizzato, sulla revoca dell’accoglienza agli stranieri, ambiente ed inquinamento sulle installazioni petrolifere e impianti eolici. Settori che confermano la spiccata sensibilità ed attenzione da porre alle questioni territoriali lucane.

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