Caso Claps. La famiglia di Elisa contro la riapertura al culto della “Trinità” di Potenza

E’ una ferita ancora aperta per chi ha vissuto il dolore in prima persona e per le coscienze dell’intera città. A Potenza, si discute di possibile riapertura della Chiesa Santissima Trinità, punto del centro storico dove nel 1993 scomparve e dopo diaciassette anni furono ritrovati i resti di Elisa Claps.

La giovane studentessa, nota alle cronache per la consistente mole di omertà e depistaggi che hanno accompagnato le indagini sull’accaduto, fu uccisa dall’amico del tempo Danilo Restivo, autore di un omicidio simile in Inghilterra e condannato in via definitiva a 30 anni di reclusione. Secondo quanto riportato dalla Gazzetta di Basilicata, la “Trinità” potrebbe presto riaprire i battenti attraverso lavori di ristrutturazione per una cifra intorno ad 1,8 mln di euro. Soldi di cui la Chiesa potentina non disporrebbe totalmente e che vedrebbero un sostegno istituzionale della Regione.

Gildo Claps, fratello di Elisa

La Famiglia Claps, nelle scorse ore, è intervenuta alla trasmissione televisiva “Chi l’ha Visto?” per rimarcare la sua posizione in merito. Favorevole alla riapertura ma assolutamente contraria al culto, è stato il messaggio della madre Filomena Iemma. “Voglio sapere tutto fino in fondo – ha rincarato insieme al figlio e fratello di Elisa, Gildo Claps – la Chiesa non ha mai chiesto scusa e lì è stato versato il sangue di mia figlia”. Gildo, inoltre, ha sottolineato la mancanza di novità anche dopo la la telefonata di Papa Francesco, dalla quale non sono emersi dettagli utili per appurare il tutto. Chi ha aiutato Restivo? Qualcuno sapeva del luogo dove si trovava il corpo ancor prima del ritrovamento delle donne delle pulizie, poi condannate? Domande che i potentini continuano a porsi, rivolti con il capo verso quella chiesa lungo via Pretoria, impossibile da non vedere.