Potenza, organizzazioni sindacali su vertenza San Carlo

Potenza. “La situazione contrattuale dei circa 100 lavoratori della società GSI che opera nel settore di supporto delle attività amministrative e ausilio operativo presso l’Ospedale San Carlo di Potenza, preoccupa in maniera molto forte le OO.SS. di categoria – Filcams-Cgil, Fp-Cgil, Fp-Cisl e Uiltucs-Uil – che attiveranno lo stato di agitazione dei lavoratori interessati”. E’ quanto si legge in un comunicato delle organizzazioni sindacali.

“La motivazione – denunciano le OO.SS. – è frutto di un atteggiamento discriminatorio che la società ha messo in atto nei confronti di lavoratori che nel corso degli ultimi anni erano stati interessati ad una riduzione oraria causa due step di spending review messa in atto presso il cantiere interessato. Tale condizione imponeva alla società – vista l’estensione contrattuale intervenuta – un confronto di merito con le OO.SS. (così come più volte richiesto dalle stesse fino alla diffida del 26/07/2017) per ripristinare il giusto orario contrattuale per i lavoratori precedentemente penalizzati. La denuncia parte dall’assunto che la società non solo si è sottratta indebitamente ad una prassi di buone e corrette relazioni sindacali ma ha messo in campo un percorso caratterizzato da scarsa trasparenza ed evidente opportunismo. Le OO.SS., pur ritenendo importante e condivisibile l’assunzione di nuovi lavoratori, ritengono che l’iter messo in campo non può partire da una penalizzazione di lavoratori che si sono sacrificati nell’interesse comune.

Nello specifico, i sindacati avevano chiesto l’applicazione ai lavoratori provenienti dalla Coop. Ecclesia (precedente datore di lavoro) di un’estensione oraria fino al raggiungimento delle ore full-time, così come avveniva in precedenza, “abbattute” solo per effetto delle varie spending-review intervenute. È altrettanto evidente la responsabilità diretta della Direzione Generale della Stazione appaltante ( Azienda ospedaliera San Carlo) che all’atto dell’estensione del servizio, aveva l’obbligo prima giuridico e poi morale di prevedere, prioritariamente, una clausola di salvaguardia per chi era stato oggetto di una riduzione oraria da lei stessa messa in piedi in precedenza. Pertanto, nel richiamare le parti interessate ad attivare un percorso di responsabilità, riteniamo urgente ed impellente una verifica di quanto portato avanti in maniera unilaterale attraverso un confronto con le OO.SS..

È facilmente intuibile, infatti, che laddove si utilizzano “risorse pubbliche”, come più volte richiesto dalle segreterie generali di CGIL-CISL-UIL, si debba procedere secondo criteri trasparenti e condivisi. Giammai si può pensare che tali risorse possano essere utilizzate ad esclusiva valutazione aziendale il più delle volte per creare relazioni corte nell’interesse proprio e della società che si rappresenta. Ma questo percorso avrebbe avuto una sua “ratio” solo se applicata precedentemente all’assunzione del nuovo personale.

Un’ulteriore criticità – denunciano le OO.SS. – è la perequazione delle retribuzioni applicate a questi lavoratori che non può prescindere da una corretta e dovuta applicazione contrattuale. Si contesta, infatti, la tesi aziendale secondo cui non ci sarebbero differenze salariali, che a parer loro “in taluni casi vi sarebbero condizioni migliorative”, tesi falsa, tendenziosa e, chiaramente, ridicola.

Sono queste le motivazioni che portano le segreterie di Filcams-Cgil, Fp-Cgil, Fp-Cisl e Uiltucs-Uil ad annunciare l’avvio di un percorso di mobilitazione che abbia l’obiettivo di tutelare i diritti dei lavoratori e di valorizzare una risorsa preziosa, sconosciuta alla società, cioè quella di perseguire e ricercare un iter di corrette relazioni sindacali”.

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