Beni sequestrati alla Mafia per contrastare emergenza abitativa. Decaro: rendere strutture abitabili

Far fronte al dramma dell’emergenza abitativa dei senza fissa dimora, utilizzando i beni confiscati alla mafia. Questa la proposta del Viminale, intento ad evitare che, quanto accaduto in Piazza Indipendenza a Roma, possa accadere nelle altre grandi città d’Italia. Una proposta che riguarda non solo i migranti, ma anche cittadini italiani.

La direttiva ministeriale piace anche al presidente dell’Anci e sindaco di Bari, Antonio Decaro che, però, sottolinea la necessità di istituire un fondo per i lavori di ristrutturazione, al fine di rendere abitabili queste strutture: “è una strada positiva, che peraltro è già possibile ed è già utilizzata, così come i Comuni ricorrono per l’emergenza abitativa agli immobili pubblici, facendo richiesta all’agenzia del demanio attraverso una procedura che è abbastanza veloce ed efficace – ha dichiarato il presidente dell’Anci, Decaro – Il problema di fondo però sono i soldi per effettuare i lavori di ristrutturazione e rendere abitabili questi immobili. Quindi l’iniziativa è buona, ma per darle concretezza va accompagnata dall’istituzione di un fondo”. Decaro ricorda come i Comuni abbiano ormai una “spesa cristallizzata”, non potendo incidere sulla leva fiscale e non godendo di maggiori trasferimenti dallo Stato”. Il presidente dell’Anci ribadisce anche che “una legge di due anni fa, dopo che il governo sbloccò gli sfratti, ha dato ai Comuni la possibilità di utilizzare immobili del demanio tramite una procedura velocissima. Ma se poi non ci sono i soldi per mettere a norma l’impianto elettrico o per installare il riscaldamento, le case non possono essere assegnate”. Per questo secondo Decaro qualsiasi iniziativa va accompagnata da risorse finanziarie. Servirebbero quindi, per il primo cittadino di Bari, un piano casa nazionale, un fondo per l’emergenza abitativa e un sostegno economico per gli stessi dormitori.

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