Potenza. Un intervento progettuale a “Bucaletto” promosso dalla Caritas

Sede della Caritas

Sede della Caritas

La pianificazione di un nuovo intervento progettuale nel quartiere di Bucaletto è divenuta indispensabile in quanto l’ufficio Caritas, con tutti i servizi offerti, è diventato un punto di riferimento forte, non solo per residenti, ma anche perl’intera città e per i piccoli centri limitrofi; inoltre poiché i tagli governativi hanno reso quasi impossibile l’erogazione dei servizi pubblici a favore dei meno abbienti, diventa necessario un impegno ancora più significativo, concreto ed inclusivo della Caritas da sempre al fianco degli ultimi.

E’ da sottolineare che nell’ultimo biennio i bisogni emersi dall’ascolto e dall’osservazione, grazie all’azione congiunta del Centro di Ascolto e dell’Osservatorio, si sono diversificati ed aggravati; inoltre per quanto l’opera segno nata dallo scorso progetto abbia avuto una fisiologica evoluzione e si sia resa economicamente indipendente dalfinanziamento di Caritas Italiana,diventa necessario, in questo momento, non solo consolidare tutto il lavoro svolto, ma soprattutto ottimizzare le risorse attualmente a disposizione,disporne di altre e studiare nuovi percorsi e nuove metodologie di intervento,volte al potenziamento e all’innovazione di servizi che dovranno essere più performanti e più consoni allo stato emergenziale che ultimamente ha visto ancor più colpite le già tante famiglie povere el’aggiunta di altrettanti nuclei in difficoltà al già considerevole numero,creando anche all’interno delle Istituzioni un vero e proprio “cortocircuito”.

Le risposte che abbiamo fornito ed i servizi strutturati risultano già essere di buon livello, occorre però investire su nuovi obiettivi che consentano la strutturazione organica di un’ampia rete di attori, permettendoci di dar vita ad una “nuova opera segno” che superata la fase emergenziale, di conoscenza e riconoscimento reciproco con la comunità, sia la naturale evoluzione del lavoro già strutturato ed una risposta concretaalle sollecitazioni provenienti dal quartiere.

Il principale elemento innovativo del progetto trae la sua ispirazione dai nuovi orientamenti pastorali dell’Episcopato Italiano e si concretizza in una vera e propria “alleanza educativa”. La Caritas, la famiglia, la Scuola, la Pastorale Familiare,le ACLI, il Servizio Sociale del Comune,l’associazione CODICI e l’ A.R.C.A.T. , facendo rete fra loro, consentiranno la nascita di un Centro di Orientamento, Accompagnamento e Aiuto alla Famiglia.

Direttrici del progetto saranno: l’educazione, lasussidiarietà, l’accesso ai servizi, coordinateforniteci dall’osservazione delle risorse presenti e dei bisogni rilevati,pertanto il suddetto Centro verrà metaforicamente denominato “RICOMINCIO DA TRE”.

Partendo infatti dall’assunto per cuil’educazione è strettamente legata ai rapporti tra generazioni, si intende fardiventare nucleo centrale dell’intervento programmato la famiglia. I vari stepdel progetto saranno infatti mirati al recupero valoriale della stessa,alla conoscenzadei propri ruoli all’interno del nucleo e ad una maggiore interazionetra genitori e figli. Si intendeperciò attivare dei laboratori rivolti alle famiglie, con particolareattenzione verso i minori che diventano così il naturale tramite tra lastruttura e il nucleo di appartenenza.

Questo percorso verrà programmato come una vera e propria”alleanzaeducativa” e pertanto vedràcoinvolti: la Pastorale Familiare, la Scuola, CODICI e A.R.C.A.T. Strettamente correlato all’asse educativo è ilsuperamento della subcultura assistenzialistica, pertanto diventeràindispensabile fornire strumenti formativi e di sussidiarietà che consentano alsoggetto in difficoltà di diventare parte attiva nel “SUO” processo inclusivo e non più solo fruitorepassivo di rimedi emergenziali a condizioni di indigenza.

La Porta Sociale, già presente da tempo, ciconsentirà di far avere ai soggetti destinatari dell’intervento progettuale,l’accesso immediato ad alcuni servizi ed un dialogo privilegiato con l’Ufficio deiServizi Sociali ma, ruolopreminente lo svolgerà la partnership con le ACLI, da sempre sentinelle delterritorio e, per vocazione, promotori sociali. Infatti la nascita di unosportello di Patronato ACLI in sinergia conil CdA Diocesano e La Porta Sociale, non solo completerà l’offerta di servizi ma implementerà dei congrui processi di promozione e prevenzione sociale, di lotta al lavoro nero e di maggiore consapevolezza dei propri diritti/doveri di cittadino.

Infine, per sgravare ulteriormente le famiglie, ma contemporaneamente stimolarle alla collaborazione e all’iniziativa, si articolerà una sorta di “Istituto dimutuo-aiuto”, che userà come strumento il baratto, non solo materiale ma anche etico. Questo potrà consentire ai nuclei in difficoltà di poter acquisire beni o servizi in modo gratuito, ripagando la comunità scambiando con essa i propri oggetti inutilizzati o il proprio tempo.

Si è pensato di ricorrere a tale strumento ispirandoci al baratto etico (ufficialmenteregolamentato), anche per l’inderogabile necessità dei lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria dei prefabbricati poichè il Comune, preposto a tale servizio, già da anni, per mancanza di fondi, non lo svolge più. Riteniamo che questa iniziativa possa, una volta decollata, diventare esempio e capofila di progetti simili duplicabili sull’intero territorio Diocesano, che comunque non versa in condizioni migliori di quelle vissute all’interno della Cittadella, è notorio infatti, che la nostra regione è ai primi posti per povertà, disoccupazione e disagio sociale.

I risultati attesi da questo percorso sono sicuramente il superamento della cultura di tipo assistenziale, la riscoperta di sé, la scoperta/riscoperta della famiglia come risorsa e della comunità comerisorsa fatta di risorse (reti di famiglie).

L’obiettivo fondamentale è quindi lanciare il messaggio per cui, il superamento della povertà sostanziale e materiale passa anche e soprattutto attraverso il superamento dipovertà valoriali e fragilità individuali e familiari; stimolare questatipologia di approccio significa adempiere a pieno al nostro compitostatutario, essere realmente “ a servizio”, sollecitare percorsi mai stereotipati per promuovere il protagonismo attivo nell’ambito familiare e sociale e rendere “vincitore” il povero, la famiglia fragile, la comunità isolata.