Il futuro del sito Unesco, torna l’appuntamento coi Simposi

Open Space dal 3° Simposio

Open Space dal 3° Simposio

MATERA – Dopo il DNA dei luoghi e le geoculture, l’analisi si sposta su Evoluzione, futuro e prospettive. Continuano i lavori del terzo simposio, l’ultimo di una serie fortemente voluta dall’amministrazione comunale materana, per giungere alla stesura del Piano di Gestione del Sito Unesco, attraverso un approccio che può definirsi di democrazia partecipata, perché, come più volte è stato ribadito nel corso dei lavori di questi mesi, il coinvolgimento dei soli tecnici, di per sé, non è sufficiente. Al Piano dei Piani, che per strategia, coperture e capacità di dialogo con gli altri strumenti della pianificazione, può essere paragonato alla Costituzione, si sta giungendo per step, gradino dopo gradino, idea dopo idea, attraverso laboratori e open space, con l’ausilio di traduttori e facilitatori. Con un occhio, questa volta, puntato anche al tema della creatività. Ospite d’onore dei lavori, infatti, uno dei più grandi studiosi a livello internazionale, Charles Landry, ideatore del movimento per la rinascita degli spazi urbani, che ieri abbiamo incontrato, in occasione dell’apertura dei lavori. Creatività, dunque, per fare da ponte fra passato, presente e futuro. Alla vigilia di un altri importanti appuntamenti, con la sfida in particolare, verso la candidatura della città a Capitale Europea della Cultura per il 2019, e a vent’anni dal riconoscimento Unesco. Aspetto, quest’ultimo, sul quale si registra però la dura presa di posizione dell’associazione SassiKult. In occasione dei tre simposi, sottolinea, nessuna istituzione si è accorta dell’ultimo atto, di una penosa e vergognosa azione di distruzione di un bene culturale italiano, nel complesso monumentale di Sant’Agostino. Poichè dopo vent’anni il patrimonio dell’umanità rappresentato da Matera e il suo territorio circostante giace ancora indifeso, è chiaro, conclude l’associazione, che non esiste il presupposto fondamentale affinchè possano ancora valere le ragioni del mantenimento dell’iscrizione del 1993.

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