In Basilicata a lenti passi verso il digitale terrestre

Il tempo sta per scadere. La lunga marcia verso il passaggio al digitale terrestre, il cosiddetto switc off, sta per concludersi anche in Basilicata. A Matera il segnale analogico sarà spento il primo giugno. Nel resto della regione il passaggio ai nuovi sistemi di trasmissione avverrà a cavallo tra i mesi di maggio e giugno. Dunque, ci siamo, ma l’innovativa procedura, che assicurerà un più alto livello qualitativo nella ricezione dei programmi tv oltre che una moltiplicazione dell’offerta, sta per trovare tutti con il fiatone, dagli utenti agli operatori delle tv locali. I problemi sono ancora tutti sul tavolo. Si brancola nel buio su aspetti normativi, informativi e contributivi attendendo l’avvio di una quanto mai necessaria campagna di comunicazione, prevista con appositi e corposissimi fondi stanziati dal Ministero per lo Sviluppo Economico e gestiti dalla Fondazione Ugo Bordoni. Così come ancora dettagli operativi si attendono da parte della Regione relativamente alle strategie che metterà a punto per accompagnare la popolazione e gli operatori a vivere come opportunità e non come un pesante problema il rivoluzionario cambiamento tecnologico. L’attesa per un’inversione di tendenza era tutta riposta nell’interrogazione proposta sulla questione dal consigliere dei Popolari Uniti, Luigi Scaglione, ma la pratica, in sede di question time, è stata rinviata per l’assenza in aula del governatore nella seduta prevista. Vito De Filippo ha esplicitato in più occasioni, anche ieri ai nostri microfoni mentre si discuteva di progettualità su smart cities and communities, che ci si attiverà bene e per tempo perché non si arrivi impreparati all’obiettivo, ma nel dettaglio i programmi che il massimo ente territoriale lucano intenderà sviluppare per non perdere la sfida del digitale terrestre sono ancora da chiarire. In ogni caso la “priorità digitale” merita di essere considerata come tale da tutti ed a tutti i livelli. Comunicazione, informazione e democrazia sono strettamente collegate tra loro; basterebbe abbattere uno dei componenti di questo trinomio per far cadere l’intera impalcatura. E a rimetterci sarebbe la comunità lucana, a considerare la storica carenza di tutte le reti materiali, a cominciare da quelle stradali e ferroviarie a finire a quelle aeroportuali. Per non restare isolata, dunque, la comunità lucana – soprattutto alcuni importanti segmenti della popolazione – non avrebbe, anzi non ha, che l’apparecchio televisivo. E la portata della rivoluzione alle porte merita di essere descritta e metabolizzata con i giusti tempi e non al fotofinish. La marcia verso il digitale terrestre prosegue infatti giorno dopo giorno, sperando che sia davvero alle porte l’inversione di tendenza sul blackout informativo. Se sul piano istituzionale si attendono risposte, è altresì vero che tacciono sul tema, per esempio, le organizzazioni dei consumatori che non stanno denunciando l’assenza di informazione a favore delle fasce più deboli della popolazione, a cominciare dagli anziani che rappresentano la fetta più grossa del pubblico televisivo. E non ci sono segnali dall’Ordine regionale dei giornalisti e dalla delegazione lucana della Federazione nazionale della stampa, entrambi chiamati a sostenere il futuro di quei pochi colleghi che operano nel sistema informativo radiotelevisivo locale. Il rischio oscuramento è purtroppo reale e una adeguata campagna informativa non può – come avvenuto fino ad oggi – limitarsi ad un confronto tecnico con installatori, antennisti e rivenditori di apparecchi tv. Troppo poco per una regione che non può permettersi il lusso di restare al buio.