Pvc e Cvm, i killer dimenticati della Valbasento

La sentenza del Tribunale di Torino sui risarcimenti ai familiari delle vittime dell’eternit riapre la ferita dei terrificanti, ma mai risarciti, danni prodotti in Valbasento da Pvc e Cvm, i micidiali composti chimici utilizzati dall’industria per la produzione di particolari manufatti in plastica. Quelle lavorazioni venivano effettuate nell’ex Liquichimica di Ferrandina ormai chiusa dall’inizio degli Anni Ottanta. Almeno 300 dei 600 lavoratori dell’impianto le manipolavano direttamente, tutti gli altri le respiravano. Tra i ricordi di coloro che la vicenda l’hanno vissuta in presa diretta anche un particolare allucinante quando quel Cvm liquido con i suoi meno 15 gradi di temperatura serviva a tenere in fresco bibite ed alimenti da consumare nella pausa pranzo. Il sindacato sul finire degli Anni Novanta, di fronte ad un costante aumento dei decessi degli ex dipendenti della società chimica, provò ad aprire una vertenza, lanciando un allarme che oggi viene ripreso da Pasquale Piancazzi della Uil. Un centinaio – ricorda – sono i lavoratori che hanno perso la vita per aver avuto contatti con quelle sostanze, ma nessun risarcimento è stato concesso ai familiari superstiti. La denuncia di Cgil Cisl e Uil – aggiunge – non ebbe alcun riscontro sul piano giudiziario, fu solo accolta sul piano amministrativo dalla Regione che stabilì un controllo sanitario periodico dei diretti interessati, accertamenti che ancora oggi continuano, ma le morti dovute a malattie tumorali non si arrestano. E i fantasmi di Pvc e Cvm continuano a volteggiare in una Valbasento che oltre a coprirsi di croci si riempie purtroppo sempre più di ruggine ed abbandono con le ciminiere spente di impianti ormai immobili e improduttivi che sono lì a testimoniare la fine di un’industrializzazione nata bene, ma finita in modo ignomignoso. Anche per quei morti calpestati e dimenticati.