Rapporto ecosistema urbano di Legambiente, Matera nelle retrovie

Matera. Per quella che è la sua storia, per come è conformato il suo territorio dal punto di vista geografico, ma soprattutto per la qualità dei suoi cittadini da sempre abituati ad uso accorto e consapevole delle risorse ambientali disponibili, Matera nel rapporto numero 18 di Legambiente sull’ecosistema urbano avrebbe meritato sorte diversa da quella che è invece la fotografia della realtà. Le responsabilità di questo arretramento sono da attribuire tutte a coloro che negli ultimi decenni non hanno saputo amministrare in maniera ecosostenibile la città. Il giudizio sulla lettura dei dati resi noti dal puntuale esame dell’associazione ambientalista, severo e senza possibilità di appello, viene espresso dal vice lucano di Legambiente, Pio Acito, il quale aggiunge che Matera per dimensione, storia e geografia avrebbe dovuto piazzarsi a livello nazionale nelle prime cinque posizioni. A differenza dell’ultima rilevazione, in quest’occasione Legambiente ha diviso le varie realtà italiane in tre sezioni: grandi, medie e piccole città. Ovviamente Matera è nell’ultima dove occupa la ventiquattresima posizione, a quattro lunghezze di distanza da Potenza che è al ventesimo posto. Tutti i dati presentano la città dei Sassi come una realtà urbana in forte declino, quindi nelle retrovie del Paese. Eppure i materani alcuni comportamenti virtuosi riescono a manifestarli, per esempio sul fronte della raccolta differenziata dei rifiuti toccando nella speciale classifica il 26 per cento sul totale di rifiuti prodotti che pro-capite raggiungono i 470 chili annui, a ben vedere una quantità non esagerata, ma che – rileva Acito – è indicativa di scarse disponibilità economiche, insomma, si acquista poco e, di conseguenza, si spreca anche al minimo. Stesso attenzione sull’uso della risorsa idrica: solo 139 litri al giorno per abitante, anche se non si conosce quanto si sciupa tra l’acqua immessa nelle rete e quella consumata. Il dato sarebbe interessante, ma evidentemente Acquedotto Lucano ha evitato di far rilevare gli sprechi che ci sono per la modesta qualità delle condotte. E quindi Acito muove un duro attacco all’Amministrazione comunale che non avrebbe fornito le dovute informazioni a Legambiente. Basta guardare – dice – il numero delle schede inviate che è pari a zero. Falsi – aggiunge poi – gli altri dati come quelli sul verde visto che nel conteggio vengono inseriti anche quei parchi che sono da sempre chiusi o come gli altri delle aree pedonali o delle zone a traffico limitato. Insomma, un quadro nel complesso desolante – sottolinea il vice presidente lucano di Legambiente – che meriterebbe ben altre attenzioni, cambiando passo ed imboccando la strada del cambiamento, affidando alla politica il compito di strutturare un’idea diversa di essere comunità urbana.

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