Presentato il Regolamento urbanistico di Matera

La locandina dell'incontro

MATERA – Alla fine saranno stati necessari oltre vent’anni per chiudere, con la definizione del regolamento urbanistico, la lunga ed estenuante partita che la comunità materana ha dovuto giocare sul fronte, non certo facile, degli assetti per certi aspetti definitivi da assegnare alla città sul piano urbanistico. Un passaggio dovuto, mentre già si profila all’orizzonte un’ulteriore verifica dell’urbanistica cittadina attraverso il piano strutturale che l’amministrazione comunale intende mettere in cantiere dopo aver chiuso questo capitolo. Si tratta di un capitolo su cui oggi hanno cominciato a scorrere – a dirlo con un’espressione efficace e che rende appieno il senso della questione – i titoli di coda. Un atto dovuto – lo ha definito il sindaco Salvatore Adduce – che potrà ottenere il definitivo via libera, se non ci saranno ostacoli insormontabili, a partire dall’inizio della primavera, il che porterebbe tra l’autunno e l’inverno prossimi alla cantierizzazione dei vari interventi. Una previsione ottimistica che difficilmente potrà avere gli sviluppi sperati non foss’altro  per le osservazioni che da più parti sono venute da un’assemblea affollata come non mai, a conferma di quanto in città sia avvertito il tema-casa sui cui da decenni i materani si stanno confrontando, alcuni per immaginare opportunità di crescita e di sviluppo per le proprie attività imprenditoriali altri perché in attesa dell’occasione della vita per conquistare una casa a basso costo. Del resto è stato lo stesso estensore del regolamento urbanistico, Gianluigi Nigro, avviando l’illustrazione del piano a frenare ogni entusiasmo con un opportuno “gli esami non finiscono mai”. Sul regolamento si sono subito affollate le luci e le ombre che gravano sullo strumento. Positivo il dato che vengono mantenuti rigorosamente invalicabili i confini del piano regolatore, elemento che riuscirà ad assicurare alla città un assetto urbanistico più omogeneo. Negativi – e siamo ai numeri – i dati riferiti agli alloggi da destinare ad edilizia privata che sfiorano le 1.300 unità, troppi rispetto ai 5-600 da impiegare sul fronte del pubblico anche perché le abitazioni popolari alla fine sarebbero non più di 200, il resto da assegnare a edilizia convenzionata e sovvenzionata. Forse, dunque, un futuro ancora da limare, da verificare con più lungimiranza. Insomma, per il regolamento urbanistico è stato solo il giorno dell’avvio del confronto, per chiudere la partita c’è ancora tempo.

 

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