A rischio gli eventi culturali a Matera

Le grandi mostre nei Sassi

Le grandi mostre nei Sassi

MATERA – Matera Capitale della Cultura, senza eventi. Almeno per questa estate il rischio è questo. Il taglio dei fondi a livello centrale e l’immobilismo degli apparati amministrativi locali rischia di far saltare manifestazioni e cartelloni dalla qualità consolidata come il “Festival Duni” e le “Grandi mostre nei Sassi” del circolo “La Scaletta”. Per intenderci concerti come quello di Goran Bregovic o una colossale “Tosca”, o un’esposizione interamente dedicata allo scultore nipponico Kengiro Azuma stanno per essere cancellati poiché non possono sostentarsi esclusivamente con la vendita dei biglietti o le sponsorizzazioni private, tra l’altro in un momento fortemente critico per l’economia locale. La crisi è anche il motivo che ha provocato il taglio dei fondi pubblici ed un fatto del genere, in una terra che dovrebbe puntare su promozione del territorio ai fini turistici anche mediante eventi di richiamo, é una beffa che si aggiunge al danno. Come si è detto, poi, nella filiera amministrativa Regione Basilicata-Provincia e Comune di Matera tutto tace ed il sostegno finanziario a tali manifestazioni è soltanto virtuale, visto che i tanto declamati PIOT, ovvero i Programmi Integrati di Offerta Turistica, con relativi fondi da utilizzare anche per l’organizzazione di eventi, dopo aver costituito un ottimo cavallo di battaglia elettorale, finiscono con lo scontare ritardi nell’approvazione. Tanto il circolo “La Scaletta” quanto l’associazione “Ensemble Gabrieli”, rispettivamente organizzatori delle mostre e del festival, hanno segnalato il rischio con molta civiltà ed, a tratti, anche con una sorta di rassegnazione di fondo ad un sistema che predica bene soltanto sulla carta, mentre razzola male nella realtà portandosi con sé, però, quelle poche opportunità rimaste al territorio. A tale proposito il presidente di Confesercenti materana, Gianni Schiuma, ha auspicato “sacrifici ed impegno straordinario, da parte della Regione, perché uno stop contemporaneo di tutte queste iniziative avrebbe un significato negativamente profondo che va ben aldilà della semplice interruzione, magari anche solo temporanea, di un ricco calendario di eventi. Vorrebbe dire che la cultura abdica al suo ruolo di fronte alla crisi, che la cultura si lega, solo e ed esclusivamente, a fattori economici ma, anche e soprattutto, che enti ed istituzioni, preposti anche alla salvaguardia di questi settori deboli, hanno fallito nel loro ruolo”. Soltanto dopo occorrerà lavorare alla costruzione di un “cartellone sostenibile” che coinvolga enti ed istituzioni e scongiuri il ripetersi di situazioni simili.

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