Matera. Al Duni l’opera “Memento. L’origine del male: ignorare” di Lorenzo Nicoletti

MementoMATERA – In quale baratro stiamo precipitando? Trovare una risposta, positiva o negativa che sia, aiuterebbe tutti noi a vivere meglio. Ma da dove cominciare. Magari partendo dal vero significato di democrazia o nel ricercare qual è l’origine del male in un mondo dove la fantasia supera spesso la realtà. Ci ha provato ieri sera Lorenzo Nicoletti, ideatore e regista dell’opera “Memento. L’origine del male: ignorare” .

Non un concerto e neanche uno spettacolo teatrale, piuttosto una riflessione sulla storia recente tra reading e recitazione, musica e poesia. Il talentuoso attore materano Simone Castano “sulle tavole del teatro Duni” ha raccontato fatti – verità che esulano da quelli ufficiali, quelli di cui spesso ci accontentiamo di conoscere senza ricercare a fondo tutte le omissioni, le distorsioni ed i “conflitti d’interesse”.

Ed è così che le grandi menzogne cominciano a sgretolarsi. Pensiamo alla guerra del terrore con le sue strategie ed i suoi fallimenti dopo l’attacco alle Torri Gemelle oppure all’attentato di via Fani dietro cui si cela l’ombra oscura della struttura paramilitare segreta “Gladio”, probabilmente la chiave interpretativa delle principali vicende della strategia della tensione e delle stragi in Italia. Attraverso una selezione di brani tratti da romanzi, libri di inchiesta e da articoli di giornale a partire da Orwell , lo scrittore britannico ossessionato dalle forme totalitarie di controllo e dalle costrizioni imposte dalle società contemporanee, sono state messe in circolo storie su cui ognuno ha potuto elaborare il proprio pensiero.

A legare le varie tappe di un viaggio fatto di frammenti di verità un’ orchestra di giovani musicisti materani che ha risposto con grande entusiasmo all’invito di Lorenzo Nicoletti. A chiudere la serata l’interpretazione di due degli articoli più famosi di Pasolini: “Io so i nomi” e “ Siamo tutti in pericolo” a cura dell’attrice, ospite d’eccezione, Carmela Vincenti.

L’intera opera è stata un’occasione per ricordare quanto il nostro pensiero sia costantemente manipolato da una società che privilegia l’immagine al talento, come le nostre menti siano controllate sin dai tempi della Santa Inquisizione e che oggi, nel nome del consumismo, viviamo in base ad indici di gradimento, sprechi e tecniche di marketing che influenzano le scelte di tutti. Ma noi abbiamo più forza di quello che ci dicono di fare. La democrazia non può essere esercitata senza conoscenza. Ma in fondo, nel nome della democrazia anche l’ignoranza è una scelta di vita.