Lutto nel mondo dell’arte: è morto Kengiro Azuma, l’autore della “Goccia”

È morto all’età di novant’anni lo scultore giapponese Kengiro Azuma; in Italia sin dagli anni 50. Qui l’incontro con Marino Marini e poi la sua carriera come grande artista zen. Forte negli ultimi anni anche il suo legame con la città dei Sassi.

Nell’estate del 2010 la comunità materana, infatti, incontrò la sua arte – ricorda la direttrice del Polo museale della Regine Basilicata – grazie alla retrospettiva curata da Peppino Appella nelle chiese rupestri con la Scaletta.

Simbolo di quella bella mostra fu la ‘Goccia’, o meglio ‘Mu 765’, che volemmo – ricorda ancora la Ragozzino -ò fosse collocata davanti al Museo e che la Regione Basilicata riuscì ad acquistare per la città” Dal 1962, tutte le sue sculture prendono il nome di “mu”, seguito da un numero.

Mu e Yu nella cultura zen simboleggiano il vuoto e il pieno, l’infinito e il finito gli opposti cui si ispira tutta la sua produzione artistica di Azuma.

Nato a Yamagata, sull’isola di Honshu, nel 1926 in una famiglia di artigiani del bronzo (suo padre fondeva campane per i templi), Azuma si iscrive all’università di Tokyo e si laurea in scultura nel 1953. Quando arriva a Milano, grazie a una borsa di studio concessa dal governo non parla una parola di italiano.

Ora questa goccia – ricorda ancora Marta Ragozzino – fa parte del nostro paesaggio mentale e culturale. La goccia – diceva il maestro Azuma – quando si stacca da una gronda o da una foglia assume una forma bellissima, perfettamente bilanciata tra la sfericità della gravità e la parte allungata verso il cielo. Eppure questo ‘stato’ e’ tanto rapido da risultare invisibile all’occhio umano. In un attimo nasce e in un attimo svanisce. E così è la nostra vita. In un attimo nasciamo e in un attimo la vita ci abbandona.