A Monopoli torna ‘Phest’, foto e artisti emergenti in mostra fra i vicoli
Dal 7 agosto al primo novembre l’11esima edizione che ruota intorno alla domanda ‘What if’
Nuove mostre e progetti, tra cui Classroom Portraits di Julian Germain, un’imponente indagine tipologica sull’ambiente scolastico e sull’infanzia, e The Portfolio Parade, installazione curata da Erik Kessels, realizzata in collaborazione con Fujifilm Italia e pensata per rompere gli schemi espositivi tradizionali presentando i lavori di 56 artisti emergenti stampati su carta ad alta definizione Fujicolor crystal archive dpii lustre. Sono solo alcune delle novità di Phest, il festival internazionale di fotografia e arte che torna a Monopoli (Bari) dal 7 agosto al primo novembre con l’11/a edizione. La manifestazione è stata presentata oggi alla presenza, fra gli altri, del presidente della Regione Puglia Antonio Decaro, dell’assessora regionale alla Cultura Silvia Miglietta, del direttore di Puglia Promozione Luca Scandale, del sindaco di Monopoli Angelo Annese e del direttore artistico, Giovanni Troilo.
Altra novità di questa edizione, che ruota intorno all’interrogativo What if, è la la partnership con le Grotte di Castellana: presentando il biglietto di Phest si potrà accedere al percorso ipogeo con una tariffa ridotta speciale. La manifestazione prenderà il via venerdì 7 agosto con il taglio del nastro fissato alle 19.30 seguito dall’apertura delle mostre al monastero di San Leonardo. “É un festival che ogni anno ci fa scoprire anche un vicolo nuovo, una nuova abitazione, una nuova piazza – ha detto Decaro – e si inserisce all’interno di una programmazione importante nel periodo estivo: sono 250 le manifestazioni supportate dalla regione Puglia, per un totale di circa duemila appuntamenti fra mostre fotografiche, concerti, manifestazioni culturali, rassegne cinematografiche, rassegne di lettura, eventi che fanno stare insieme la nostra comunità”. “Come diceva Mark Fischer – ha aggiunto Troilo – sembra che siamo tutti quasi più abituati all’idea della fine che a un’idea alternativa per le sorti di questo pianeta. What if è un po’ un grimaldello politico del pensiero e prova a interrogarsi, invece, su scenari alternativi e su modi differenti di pensare”.





