Al Teatro Rossini in scena “Metamorphosis”, l’ultimo lavoro di Michele Fasano

“Metamorphosis” è l’ultimo lavoro di Michele Fasano, regista e produttore cinematografico indipendente. Si tratta di un lungometraggio di animazione che utilizza tecniche all’avanguardia.

L’opera è stata presentata in anteprima assoluta al “Future Film Festival 2022” e successivamente al “Sardinia Film Festival 2022” la cui giuria ha assegnato a questo lavoro una menzione speciale per l’alto valore etico e i profondi ideali raccolti da un passato ormai dimenticato.

Ispirato a «La conferenza degli Uccelli» di Farid al-Din ‘Attar, il film narra di uno stormo di uccelli che viaggia al seguito di Upupa, verso la Montagna di Kafh, dimora di Re Simourgh, dal quale si attendono di ricevere le risposte a tutte le loro domande. Tra sogno e realtà, i volatili attraversano le 7 Valli. I più si perdono per strada, tranne i quattro di loro che vivranno l’esperienza di altrettanti personaggi umani reali: Monika (Albania), Abdurrahman (Turchia), Jihad (Siria) e Susan (Israele).

Personaggi molto diversi l’uno dall’altra, per età, genere, cultura e religione, territorio di origine e mitologie, paesaggi geografici e background storico e psicologico. Tuttavia, per i casi della vita, ma sulla base della propria specifica differente ortodossia, si dà il caso che ognuno di loro viva contemporaneamente in due o più religioni. Non solo «accanto», in un atteggiamento di tolleranza, ma «abitandone più d’una allo stesso tempo».

Il cinema d’animazione, per via di metafora, consente di dare visibilità sia alla loro comunanza spirituale, nella loro assoluta differenza culturale, sia all’antichità della tradizione sapienziale in cui tale comunanza si inscrive: la religione dell’Amore. Alla fine, solo a 6 volatili sarà rivelato il segreto: all’Upupa che li guida (ma anch’essa
dovrà prima imparare qualcosa); ai 4 che avranno vissuto l’esperienza d’Amore dei personaggi umani, più ad un sesto, il più improbabile di tutti. Parlare di «Religione dell’Amore» oggi potrebbe suonare «paradossale», letteralmente «a lato della comune opinione», un tratto destinato a restare non percepito e non documentabile senza uno specifico lavoro di elaborazione drammaturgica. Il gioco tra realtà e finzione, dunque, da una parte esalta la percezione dei significati come «non casuali», dall’altra consente di giocare con i dispositivi di credenza dello spettatore, convocato a prendere una posizione, a «vedere» al di là delle proprie abitudini di percezione, oltre i pregiudizi del senso comune.