A Matera una tre giorni della Società Italiana di Antropologia Culturale

“Le Discipline Demoetnoantropologiche in una Università che cambia: Ricerca, Didattica, Terza Missione” è il tema che ha scelto la SIAC per celebrare nei giorni 9, 10 e 11 maggio il suo convegno a Matera (Università degli Studi della Basilicata, campus universitario in via Lanera 20).

In una nota per la stampa, il segretario generale della Società promotrice dell’iniziativa ricorda che “l’intento è di fare il punto sull’antropologia culturale italiana, particolarmente urgente specie nell’attuale ridefinizione degli assetti universitari come dei saperi accademici, dei domini di ricerca e delle nuove possibilità d’inserimento della figura dell’antropologo in vari ambiti lavorativi”.

La scelta di Matera per ospitare il Convegno non è casuale ricorda Parisi dal momento che si tratta di “una delle realtà più studiate in ambito antropologico e attualmente capitale europea della cultura”.

Di seguito il comunicato ufficiale di lancio dell’iniziativa

Quali sono i principali ambiti di ricerca e insegnamento che l’antropologia culturale oggi ricopre in Italia rispetto a quanto accade nel panorama internazionale? Come sono cambiati i suoi oggetti di studio, le tematiche, i metodi d’indagine, le prospettive conoscitive, le disposizioni etiche, i ruoli e gli spazi che gli antropologi rivestono o potrebbero rivestire nelle università, nei musei, negli istituti di ricerca, nelle scuole? Quali sono i problemi occupazionali e le possibilità d’inserimento della figura dell’antropologo nelle istituzioni dedite alla ricerca e alla didattica e qual è il quadro degli studi antropologici nel nostro paese a livello delle pubblicazioni, delle riviste, dei progetti editoriali, come anche della valutazione della qualità scientifica e dei finanziamenti?

A fare il punto sull’antropologia culturale italiana, particolarmente urgente specie nell’attuale ridefinizione degli assetti universitari come dei saperi accademici e dei domini di ricerca, è il prossimo convegno che, non a caso, la Società Italiana di Antropologia ha scelto di organizzare in una delle realtà più studiate in ambito antropologico e attualmente capitale europea della cultura, Matera. Presso il campus dell’Università degli Studi della Basilicata, dal 9 all’11 maggio prossimi, studiosi e professori provenienti dai più diversi atenei italiani porteranno, a un uditorio che, ci si augura, non sia ristretto ai soli addetti ai lavori, dati, proposte, acquisizioni, esperienze didattiche e accademiche maturate nell’ambito de Le discipline demoetnoantropologiche in una università che cambia.

Un convegno che, attraverso tre particolari tavoli di discussione, inviterà a concentrarsi sugli ambiti di attività che oggi definiscono il ruolo dell’antropologia nell’istituzione universitaria italiana: la ricerca, la didattica e la Terza Missione.

Il convegno sarà preceduto da alcuni eventi collaterali: mercoledì 8 maggio, l’inaugurazione delle mostre Acquasanta di Chiara Scardozzi e Altamura 1980 di Roberto Roda, etnografie fotografiche inserite nell’ambito del programma di Views 2019, e Suonagl! di Vincenzo Roda; giovedì 9 maggio, il seminario di studio Matera e altrove che, negli interventi di Enzo Spera, Dorothy Louise Zinn e Stefania Pontrandolfo, vedrà esprimersi tre generazioni di antropologi a confronto.

I lavori del convegno Le discipline demoetnoantropologiche in una università che cambia avranno inizio nel pomeriggio del 9 maggio e metteranno a fuoco lo strumentario teorico e metodologico che oggi serve a cogliere le grandi, continue trasformazioni e improvvise connessioni socioculturali che investono i contesti locali, nazionali e globali. Tra queste, ad esempio, quelle relative ai fenomeni migratori nei loro risvolti socioeconomici, politici, etici, come ai diversi processi di patrimonializzazione, di tutela e conservazione di beni materiali e immateriali in atto secondo dinamiche politico-economiche, ecologiche, giuridiche e museografiche tutte da esplorare. Una riflessione critica e autocritica sulle discipline demoetnoantropologiche che richiedono nuove sensibilità di conoscenza e professionalità, come lo studio e l’incremento di nuovi percorsi di formazione alla ricerca (lauree magistrali, scuole di specializzazione, master, corsi di dottorato) o l’insegnamento negli istituti secondari (si pensi alla recente introduzione dell’antropologia culturale nei percorsi Fit, la formazione iniziale di tirocinio disposta per il mondo della scuola).

Da qui l’urgente necessità d’individuare possibili, diverse, qualificanti attività di Terza Missione, tese a costruire forme dirette e dialettiche di interscambio tra gli insegnamenti scientifici e i diversi gruppi socioculturali cui essi si relazionano. Missione che l’antropologia, oggi più che mai, avverte specie in virtù della vocazione etica e politica che ha spesso accompagnato i suoi specifici percorsi di conoscenza, come la sua nascita e storia disciplinare. Traducibili in attività quali mostre, spettacoli teatrali, concerti, film e documentari, laboratori sperimentali sulla narrazione, pubblicazioni divulgative, attività di formazione e consulenza, gli interessi di Terza Missione oggi, infatti, rappresentano uno sbocco fondamentale per far sì che, nell’eterogeneità di provenienze ed esperienze, l’approccio demoetnoantropologico fornisca uno strumentario sempre più vivo e comune di relazione e costruzione socioculturale. Così, ad esempio, il convegno di Matera inviterà a riflettere sull’individuazione e diffusione di pratiche di ricerca etnografica fondate sullo scambio creativo, sulla cooperazione, in sintonia con arti, lingue e letterature; sulla costruzione compartecipata del patrimonio demoetnoantropologico per attività museali che riconoscano e favoriscano la comprensione delle diversità culturali, le forme di dialogo e condivisione nella società interculturale; sul sostegno di studiosi e “attori” locali per la diffusione dei saperi antropologici negli specifici ambiti intellettuali, educativi, sanitari e nelle politiche della migrazione; sul supporto a gruppi professionali e associazioni che operino in contesti che richiedano particolari preparazioni demoetnoantropologiche; sulla messa a disposizione dei saperi antropologici indispensabili per le politiche e giurisdizioni internazionali, per la cooperazione e lo sviluppo.

Con una lectio magistralis di Pietro Clemente dal titolo Novità dell’alba. Poesia e poetiche in antropologia e uno spettacolo teatrale del regista e attore Ulderico Pesce dedicato al sindaco contadino, infine, il convegno vuole ricordare l’impegno intellettuale, filosofico, letterario e politico di Rocco Scotellaro che, delle tematiche dibattute, rappresenta un’eccezionale e, per molti aspetti, ancora attuale anticipazione.