Nel paese che “non si può dire”, oltre 2500 turisti per la terza magica serata

COLOBRARO (MATERA) – La magia, il mistero e la suggestione tirano e tirano parecchio. Se ne saranno accorti gli oltre 2mila cinquecento turisti, richiamati a Colobraro, venerdì scorso, precisamente il 17 agosto, per gli amanti della Cabala, in occasione della terza delle Magiche Serate. Muniti di amuleti contro il malocchio, ne sono stati distribuiti ben 2mila, vacanzieri, tiristi e curiosi hanno preso parte alle iniziative organizzate dai giovani colobraresi, una vera e propria rappresentazione itinerante, tra le vie e gli angoli del vecchio e magico centro storico, cui queste immagini si riferiscono. Nell’antico borgo, arroccato a più di seicento metri sul livello del mare, un cucuzzolo a 80kilometri da Matera, dove si giunge agevolmente percorrendo la Jonica, questo singolare intreccio fra storia e leggenda si respira. Lo sanno bene i suoi abitanti, che stanno dando vita a questa nuova edizione del “Sogno di una notte a…quel paese”. E se le premesse sono queste, non è difficile immaginare che con le serate conclusive del 24 e del 31 agosto prossimi, centreranno l’obiettivo: riscuotere lo stesso successo dell’anno scorso e forse anche qualcosa in più. Nel paese “che non si può dire” rimane però il fascino di una leggenda, legata appunto al suo nome. Anzi, oggi, un motivo di attrazione in più, quel racconto che si perde nella notte dei tempi e che ha probabilmente generato la nomea. Nulla di preoccupante, sottolinea, ai nostri microfoni, il sindaco del paese, Andrea Bernardo. Quell’alone di superstizione, ribadisce, si tinge infatti attualmente di magia e suggestione e diventa, in una certa misura, una spinta in più alla riscoperta di Colobraro. Accoglienza, spettacolo e conoscenza dell’antico borgo, dunque, gli ingredienti principali dell’evento. Dalla magia e dalla superstizione alla scoperta di uno paesi lucani più suggestivi, il passo è brevissimo. Nemmeno ad un occhio disattento può essere ad esempio sfuggito lo scenario mozzafiato che è possibile ammirare dal Castello, terminato intorno al mille e trecento. La sensazione è proprio quella di avere il mondo sotto gli occhi appunto e se, non il mondo, quando la foschia lo consente, frammenti di Puglia, Lucania e Calabria, che qui sembrano fondersi.