Successo al Duni per “Arlecchino, servitore di due padroni”

Lo spettacolo al "Duni"

MATERA – Esistono degli aggettivi che si usano raramente; soltanto quando li si usa ci si accorge del valore che sottendono. Uno di questi vocaboli è “immortale” ed è il caso di utilizzarlo – senza retoriche o piaggerie – per definire l’”Arlecchino, servitore di due padroni” del Piccolo Teatro di Milano, quello diretto da Strehler sul testo classico originale di Goldoni, che ieri sera – con replica stasera – dopo un mese di tournée in Siberia e in Russia, è andato in scena al Teatro Duni di Matera, nell’ambito della stagione “Teatri uniti d’Italia” organizzata da Incompagnia. “Immortale” perché assistendo a una rappresentazione di un testo del ‘700 si comprende la reale forza del teatro classico, quella di essere universale e universalmente comprensibile, che, nella sua rilettura contemporanea fatta da Strehler e risalente al ’47, assurge ad atto d’amore per l’arte del palcoscenico, con l’aggiunta di un espediente semplice ma sempre efficace qual’è il metateatro, il teatro-nel-teatro, che porta le vicende della famigerata maschera, innestate sul classico registro della commedia degli equivoci, al centro del palco, attorno al quale però si snodano le dinamiche del dietro le quinte, che danno luogo a siparietti semplici ma d’effetto, irresistibili, esattamente come gli attori in scena, una ventina in tutto, musicanti di corte compresi. Su tutti spicca poi lui, l’Arlecchino del Guinness dei Primati, Ferruccio Soleri, che dal 1963 e ancora oggi, a 82 anni, interpreta straordinariamente questo ruolo, di anno in anno di tournée in tournée, perfezionandosi sempre più al punto che la maschera-ruolo sempre essere il suo alter-ego e viceversa. I segreti di questa “immortalità” sono tutti qui, pochi ma ottimi e il pubblico materano, grazie alla collaborazione ideativa e organizzativa della stagione teatrale tra Francesca Lisbona e il consulente qualificato Antonio Calbi, ha potuto apprezzarli, omaggiando lo spettacolo con una standing-ovation finale. Matera, come ha detto Calbi ieri sera dando il benvenuto al pubblico, ha bisogno di uscire dall’isolamento culturale in cui è caduta negli ultimi anni: bene, iniziative come queste vanno proprio in questa direzione e per questo vanno supportate e il pubblico materano, inteso come paganti e non come istituzioni, a quanto pare ha tutta l’intenzione di farlo in modo compatto e entusiasta, visti i pienoni di queste due serate di Arlecchino.