Palazzo San Gervasio (PZ), morte nel CPR: richieste di verifiche e chiusura del Centro
Dopo la morte del trentenne tunisino intervengono Pd Basilicata, garante provinciale, Cgil Potenza e consiglieri regionali di opposizione. Chiesti accertamenti sulle circostanze del decesso e sulle condizioni della struttura
La morte del trentenne tunisino nel Centro di permanenza per i rimpatri di Palazzo San Gervasio, in provincia di Potenza, riapre il confronto sulle condizioni della struttura. Il giovane si sarebbe tolto la vita la sera del 10 agosto. Pd Basilicata, garante provinciale e Cgil Potenza chiedono verifiche, mentre da più parti arriva la richiesta di chiudere i CPR. Sulla vicenda intervengono anche otto consiglieri regionali di opposizione.
Dopo la morte del giovane si sono verificati proteste e disordini all’interno della struttura, con l’intervento del 118 Basilicata Soccorso, delle forze dell’ordine e dei Vigili del fuoco. Sul posto si è recata Carmen D’Anzi, garante dei diritti delle persone private della libertà personale della Provincia di Potenza.
D’Anzi ha spiegato di aver raggiunto il CPR nella serata del 10 agosto dopo aver appreso del decesso del cittadino tunisino di 30 anni. Per motivi di sicurezza non ha potuto accedere alla struttura. Nel rispetto delle indagini in corso, la garante è tornata a chiedere la chiusura di tutti i Centri di permanenza per il rimpatrio e l’abolizione della detenzione amministrativa. Ha definito i CPR «luoghi disumani e degradanti» e ha auspicato un cambiamento delle politiche migratorie, con maggiori risorse per integrazione, accoglienza, istruzione e formazione socio-lavorativa.
Il Partito Democratico di Basilicata chiede invece che vengano ricostruite con precisione tutte le circostanze che hanno preceduto la morte. In particolare, il partito sollecita accertamenti sull’eventuale presenza di condizioni di fragilità e sulle forme di assistenza, sostegno e tutela garantite al giovane.
Il Pd chiede anche una verifica complessiva sul funzionamento del CPR, sulle condizioni di permanenza, sull’assistenza sanitaria e psicologica, sulla prevenzione degli atti autolesionistici e sulle condizioni igienico-sanitarie. Nel comunicato viene ricordata anche la morte di Oussama Darkauoi, avvenuta nella stessa struttura nell’agosto 2024. Il partito precisa di non voler anticipare conclusioni o responsabilità ma sostiene che, qualora fossero accertate violazioni dei diritti fondamentali, dovrebbe essere valutata la chiusura del Centro.
Sulla stessa linea il segretario generale della Cgil Potenza, Vincenzo Esposito. «Chiediamo piena luce sulla morte del giovane tunisino», afferma, ricordando il precedente di due anni fa e ribadendo che «il Centro di permanenza per il rimpatrio di Palazzo San Gervasio va chiuso».
Esposito sostiene che la morte del giovane rappresenti «la punta dell’iceberg di un sistema fallimentare» e richiama le criticità sulle condizioni nei CPR denunciate in passato. Nel comunicato cita anche le osservazioni del Consiglio d’Europa sui centri italiani in materia di tutela dei diritti umani e procedure. La Cgil Potenza critica inoltre le politiche del Governo Meloni sull’immigrazione e chiede un diverso modello di accoglienza, con strumenti di integrazione e tutela delle persone.
Un’altra presa di posizione arriva da otto consiglieri regionali di opposizione, che in un comunicato dal titolo «Con Meloni l’Italia è meno umana e meno sicura» collegano la morte del giovane al «fallimento delle politiche fintamente securitarie del centrodestra».
«Sulla morte ci vogliono silenzio e rispetto», scrivono i consiglieri, che chiedono però di interrogarsi sulle condizioni dei luoghi nei quali avvengono questi episodi. Nel documento definiscono i CPR «luoghi infernali di detenzione» caratterizzati, a loro giudizio, da condizioni degradanti per le persone trattenute e difficili per chi vi lavora.
I firmatari criticano inoltre le politiche migratorie del Governo e chiedono la chiusura di tutti i Centri di permanenza per il rimpatrio. In attesa dell’accertamento dei fatti e delle eventuali responsabilità, esprimono vicinanza alla famiglia del giovane morto.
Il comunicato è firmato da Alessia Araneo (M5S), Antonio Bochicchio (AVS-PSI-LBP), Angelo Chiorazzo (BCC), Roberto Cifarelli (GM), Piero Lacorazza (PD), Piero Marrese (BP), Viviana Verri (M5S) e Giovanni Vizziello (BCC).

