Bakary Sako, autopsia conferma tre coltellate mortali
Proseguono le indagini sull’omicidio di Bakary Sako, il bracciante 35enne originario del Mali ucciso all’alba del 9 maggio in piazza Fontana, nella città vecchia di Taranto. Gli esiti preliminari dell’autopsia confermano la gravità delle ferite riportate dalla vittima, mentre la procura concentra l’attenzione anche sull’analisi dei cellulari sequestrati e dei sistemi di videosorveglianza per ricostruire con precisione la dinamica dell’aggressione.
Il medico legale Roberto Vaglio, incaricato dalle procure ordinaria e minorile, ha riscontrato tre ferite da arma da taglio: due al torace e una all’addome. Lesioni profonde che avrebbero provocato un grave danneggiamento degli organi interni. Sul volto della vittima sarebbero stati inoltre rilevati i segni di un violento colpo, con la rottura di un dente e lesioni al labbro superiore. La relazione completa sarà depositata entro 60 giorni.
Tra i punti centrali dell’accertamento c’è anche una domanda decisiva per gli investigatori: Bakary Sako si sarebbe potuto salvare con soccorsi più tempestivi? I sanitari del 118 erano stati allertati alle 5.34 del mattino, ma all’arrivo sul posto il 35enne era già privo di segni vitali. Inutili i tentativi di rianimazione.
Gli inquirenti dovranno inoltre chiarire se la vittima abbia tentato di difendersi durante il pestaggio. Alcuni legali dei minorenni indagati hanno chiesto verifiche specifiche sulla presenza di eventuali lesioni agli arti superiori e alle nocche di Bakary.
Per l’omicidio risultano indagate sette persone, quattro delle quali minorenni. Tra i maggiorenni figurano Fabio Sale, 20 anni, e Cosimo Colucci, 22 anni. Tutti devono rispondere, in concorso, di omicidio volontario aggravato. Nel fascicolo compare anche il titolare del bar dove Sako aveva cercato rifugio subito dopo l’aggressione: nei suoi confronti viene ipotizzato il favoreggiamento personale.
Parallelamente procede anche l’indagine tecnologica. La procura ha affidato al professore universitario ed esperto di informatica forense Silverio Greco l’analisi dei cellulari sequestrati e dei sistemi di videosorveglianza. Sotto esame finiranno i telefoni dei due indagati maggiorenni e quello della vittima, oltre alle chat, ai social network, alle email, ai registri delle chiamate e ai contenuti multimediali.
Fondamentali anche le immagini registrate dalle telecamere del bar di piazza Fontana, che potrebbero aiutare gli investigatori a ricostruire gli istanti precedenti all’aggressione mortale e i movimenti del gruppo coinvolto nel delitto.

