Banca Popolare di Bari: richiesta di rinvio a giudizio per i revisori
La vicenda della Banca Popolare di Bari si allarga. Dopo la condanna in sede civile degli ex vertici per mala gestio, la Procura di Bari ha chiesto il rinvio a giudizio anche per i revisori che certificarono i bilanci dell’istituto tra il 2016 e il 2018, anni in cui sarebbero stati occultati oltre 700 milioni di euro di crediti deteriorati.
Secondo l’accusa, i vertici della banca, guidati da Marco e Gianluca Jacobini, avrebbero falsificato i bilanci, inducendo in errore risparmiatori e investitori. Ma un filone parallelo dell’inchiesta riguarda chi quei conti li ha validati senza sollevare rilievi. Per questo sono imputati Corrado Aprico e Fabrizio Acerbis, oltre alla società di revisione PricewaterhouseCoopers, chiamata a rispondere ai sensi della legge 231. I reati ipotizzati sono falso in bilancio e aggiotaggio.
Intanto, il Tribunale civile di Bari ha accertato le responsabilità per la gestione della banca tra il 2015 e il 2018, condannando gli ex amministratori a risarcire circa 122 milioni di euro alla Banca del Mezzogiorno, nata dalle ceneri della Popolare. La parte più consistente del risarcimento riguarda proprio i Jacobini, ma restano forti dubbi sull’effettivo recupero delle somme.
La sentenza civile rafforza le ragioni dei circa 70 mila azionisti che hanno visto azzerati i loro investimenti, ma non incide sul processo penale in corso, né chiama in causa gli organi di vigilanza. Un caso che, invece di chiudersi, continua a sollevare interrogativi sui controlli nel sistema bancario.

