Neonato morto in culla termica, esami su materiale del lettino: da stabilire se il piccolo fosse ancora vivo

Affidate a genetista Previderè, perito di Garlasco e Brembate

Si avviano alla chiusura le indagini della Procura di Bari sul caso del neonato trovato morto, la mattina del 2 gennaio scorso, nella culla termica della chiesa di San Giovanni Battista, nel quartiere Poggiofranco del capoluogo pugliese.

I pm sono in attesta della consulenza – che dovrebbe essere consegnata nei prossimi giorni – sul materiale trovato sul lettino della culla. Obiettivo della consulenza, affidata al genetista dell’Università di Pavia, Carlo Previderè, è accertare se quella presente sul lettino fosse veramente urina e se appartenesse proprio al piccolo, ribattezzato ‘Angelo’ dal sindaco di Bari Vito Leccese e morto a poche settimane dalla nascita per ipotermia, come dimostrato dall’esame autoptico. Se i due elementi dovessero coincidere, si avrebbe la certezza che il neonato – di cui è stato profilato il dna – è stato lasciato lì vivo. Previderè si è già occupato di altri importanti casi di cronaca. Per ultimo, quello del delitto di Garlasco del 2007. Un caso recentemente riaperto proprio a seguito degli esami effettuati dal genetista.

Sul caso del neonato trovato morto a Bari, la Procura indaga per omicidio colposo nei confronti del parroco della chiesa, don Antonio Ruccia, e del tecnico Vincenzo Nanocchio, che nel 2014 installò la culla e il 14 dicembre scorso, dopo alcuni blackout, ne cambiò l’alimentatore. La Procura indaga anche per abbandono di minori a carico di ignoti.