Pentito a Dda Bari, nell’Amtab nessuna speranza per i laureati

La testimonianza: ‘Assumevano raccomandati vicini ai clan’

“Tu per l’Amtab, o l’Amiu, o l’Amgas devi avere qualcuno che all’agenzia (interinale, ndr) deve dire: ‘Domani devi chiamare dieci persone, devi chiamare Tizio, Caio e Sempronio. Gli altri non li devi chiamare’. Di estranei… così alla fine non lavori mai. Una persona laureata non ha futuro, nel senso: chiamano me perché io sono raccomandato. Chiamano quello perché quello è amico di Tommaso (Lovreglio, ndr)”. A raccontare agli inquirenti i meccanismi con cui i clan mafiosi di Bari, specialmente i Parisi, hanno usato la municipalizzata dei trasporti l’Amtab (e, per chi parla, anche nelle altre municipalizzate, per le quali non ci sono indagini in corso) come “ufficio di collocamento” è l’ex dipendente dell’azienda dei trasporti e collaboratore di giustizia Nicola De Santis, in passato vicino al clan Capriati di Bari vecchia. E lo fa nell’indagine che lunedì scorso a bari ha portato a 130 arresti per mafia, voto di scambio politico-mafioso ed altri reati. De Santis ha anche spiegato come Massimo Parisi, fratello del boss del quartiere Japigia ‘Savinuccio’, sia entrato nell’azienda dei trasporti, di cui risultava dipendente dal 2004 come autista. “Devo entrare per forza – disse Parisi secondo il racconto di De Santis -, prima del concorso, sta già parlato a Roma”, indicando la sede della società di consulenza ricerca e selezione del personale con sede nella capitale e aggiudicataria del bando Amtab per le assunzioni. “Quando lui fece il concorso – continua De Santis – gli hanno cambiato il codice a barre” e “passò tranquillamente”. Per De Santis, lo studio di Roma “sapeva già a chi doveva passare” il codice a barre utile a superare il concorso.