Misseri ha lasciato il carcere di Lecce: “Uccisi io Sarah, dovrei rimanere dentro”

 

“Mi sentivo più libero dentro, fuori mi sento invece incarcerato”. Sono le prime parole di Michele Misseri, riferite dal suo avvocato, Luca La Tanza il quale ha fatto sapere che il suo assistito non avrebbe fatto rientro a casa nel giorno della scarcerazione. Alle 7.17 zio Michele ha lasciato il carcere di Lecce, dopo 7 anni. Ha scontato la pena per l’occultamento del cadavere di Sara Scazzi. La nipotina uccisa 16enne nell’agosto del 2010. Omicidio per il quale la cugina Sabrina e la zia Cosima Serrano, figlia e moglie del contadino di Avetrana, stanno scontando l’ergastolo nel carcere di Taranto. Chiusa al traffico via Deledda, su ordinanza a firma del comandante della Polizia locale, Massimiliano Leo. Serrate anche le vie limitrofe via Pirandello, via Raffaello Sanzio e via Bernini. Il sindaco, Antonio Iazzi avrebbe voluto scongiurare l’attenzione mediatica. Ma, come prevedibile, la notizia del ritorno in libertà di zio Michele, così tutta l’Italia ha imparato a conoscerlo, ha attirato i riflettori. La stampa si è raccolta per ore davanti alla villetta ispezionata all’epoca in ogni angolo, in cerca di tracce e di indizi che, forse, secondo alcuni punti di vista, dopo 14 anni dall’omicidio di Sara, non sarebbero ancora sufficienti. Solo una persona ad attenderlo. L’amico di sempre, col quale Michele Misseri ha tenuto per tutti questi anni una relazione epistolare.