Strage Torremaggiore, Gip: “Malaj voleva chiaramente uccidere figlia e moglie”

Ha usato un coltello a serramanico di 18 cm Taulant Malaj per compiere la strage nella quale ha mortalmente ferito la figlia 16enne Gessica e il vicino di casa Massimo De Santis. E’ quanto scrive il gip del tribunale di Foggia nella sentenza di convalida del fermo nei confronti dell’uomo.

A chiamare i soccorsi è stata la moglie dell’assassino, Tefta Malaj, sopravvissuta all’aggressione perché difesa da Jessica.

La notte tra sabato e domenica scorsi, dopo avere ucciso Massimo De Santis, che riteneva fosse l’amante di sua moglie, il 45enne Taulant Malaj ha spiegato agli inquirenti di essere andato in camera da letto “dove c’era mia moglie; l’ho colpita e nel mentre è entrata Jessica, la quale voleva proteggere la mamma. Allora io ho colpito anche Jessica e l’ho uccisa. Manco mi ero reso conto che fosse lei. Jessica purtroppo si è trovata nel momento sbagliato. Dal letto loro due sono scappate in cucina dove ho continuato a colpirle”. E’ un passaggio della confessione di Malaj, nei confronti del quale il quadro indiziario si è consolidato grazie alla visione dei filmati delle telecamere presenti in casa, che hanno ripreso le scene in cui l’uomo a colpito “con chiara volontà omicida” – si legge nella sentenza – sia la moglie che la figlia.
Sul corpo di Jessica, si legge negli atti, “venivano riscontrate quattro coltellate al torace, sede di organi vitali”. Tutto questo è avvenuto di fronte al figlio Leonardo, 5 anni, preso in braccio da Malaj subito dopo la strage.
“Dopo mezz’ora – si legge nelle parti che riportano la confessione di Malaj – sono uscito di casa, precisamente nell’androne condominiale, e mi sono reso conto di cosa avevo fatto. Immediatamente dopo tornavo a fare il video che avete acquisito”.
Malaj ha ripercorso quanto accaduto la notte tra sabato e domenica. “Alla sera – ha ricordato – siamo andati a dormire dopo aver cenato. A un certo punto mi sono alzato e ho visto mia moglie chattare con Massimo. Sono uscito fuori sulle scale perché sapevo che stava per arrivare Massimo e infatti lui si è fermato al mio piano con l’ascensore. Gli ho chiesto cosa facesse al mio piano e lui diceva di aver sbagliato casa, si è anche arrabbiato ma io gli ho ribadito che non doveva avere a che fare con mia moglie. Lui mi ha spinto e da lì è partito il casino. Lui è scappato e io sono rientrato in casa a prendere un coltello. Mi è preso un diavolo in testa, l’ho rincorso per le scale e ora non ricordo bene quando l’ho colpito e per questo lo avete trovato nell’androne condominiale”. Nell’ordinanza di convalida di fermo emesso dal gip del tribunale di Foggia, Roberta di Maria, si spiega che sono state “23” le coltellate inferte al 51enne.