Carcere Taranto, Sappe Puglia denuncia: continuano ritrovamenti di telefonini e risse tra detenuti

“Il Ministro, il DAP, la Procura ed il Prefetto tacciono”

Di seguito la nota integrale.

In data di ieri Sei telefonini e cavetti di ricarica, ben occultati, sono stati ritrovati nei locali docce nel reparto in cui sono ristretti i detenuti ad alta sicurezza, grazie alla sagacia ed alla professionalità dei poliziotti penitenziari , i quali nonostante siano costretti a lavorare in gravissima carenza organica, non lesinano impegno ed attaccamento al loro lavoro, nonostante siano stati lasciati soli e senza alcuna sicurezza nei reparti detentivi in balia dei detenuti più violenti.

Sempre nel pomeriggio dello stesso giorno, altro gravissimo evento critico scongiurato

Infatti grazie all’intervento dei poliziotti che con grande coraggio ed a rischio della loro incolumità si è riusciti a sedare una rissa tra detenuti tarantini che doveva essere una resa dei conti definitiva.

Fortunatamente l’evento critico che poteva sfociare in tragedia, si è risolta con alcuni feriti medicati nella locale infermeria anche se la situazione si è fatta molto tesa all’interno del carcere tarantino.

Purtroppo questi bollettini di guerra, quasi giornalieri, che vengono denunciati dal SAPPE, sindacato autonomo polizia penitenziaria, non sono altro che la sommatoria della grave situazione presente nel carcere di Taranto a seguito del sempre più grave sovraffollamento di detenuti, oramai abbiamo superato quota 800, a fronte di un organico di meno di 300 poliziotti.

Il SAPPE ritiene che tale drammatica situazione che giornalmente mette a rischio la sicurezza dei poliziotti, dei detenuti e del territorio, abbia responsabili ben precisi tra cui il ministro della giustizia i vertici del DAP che chiudono gli occhi su quello che accade a Taranto.

Proprio per questo nei mesi scorsi questa O.S., dopo varie ed eclatanti manifestazioni (ci siamo incatenati, abbiamo bruciato le tessere di riconoscimento ecc.ecc.), dopo aver inutilmente chiesto aiuto al Prefetto responsabile della sicurezza della provincia, presentò un dettagliato esposto alla Procura della repubblica di Taranto in cui venivano elencate le responsabilità del ministro e dell’amministrazione penitenziaria chiedendo un intervento rapido, poiché la situazione poteva degenerare in maniera definitiva, finora senza alcun risultato.

Negli scorsi anni il sangue di un poliziotto penitenziario è stato versato a Taranto anche a causa della superficialità con cui l’amministrazione penitenziaria aveva affrontato la grave situazione presente presso il carcere del capoluogo Jonico; ma cosa stanno aspettando altri morti prima di intervenire?

Per far capire la gravità della situazione gestionale dei detenuti, si rappresenta che l’algoritmo utilizzato dall’amministrazione penitenziaria per gli organici nelle carceri, ha determinato un rapporto tra agenti /detenuti di circa 0.66 in media a livello nazionale , mentre a Taranto di scende all’ 0.35; ciò vuol dire che con questi parametri a Taranto sarebbero necessari almeno altri 240 poliziotti per poter gestire il carcere in maniera sicura per tutti(poliziotti, detenuti, territorio).

Abbiamo notizia che non si contano più le numerose comunicazioni disperate che i vertici del Carcere di Taranto trasmettono in continuazione ai responsabili regionali e nazionali dell’amministrazione penitenziaria rappresentando la gravità della situazione che in mancanza di interventi concreti, potrebbe causare una strage di detenuti e poliziotti così come avviene nelle carceri dei paesi non democratici.

A questo punto avendo pure richiesto l’intervento della magistratura che purtroppo ad oggi non c’è stato , non rimane che pregare acchè la polveriera non esploda con effetti devastanti anche per il territorio ed i suoi cittadini come è avvenuto due anni fa a Foggia.

Però sia chiaro che in caso di tragedie(annunciate), il SAPPE vigilerà acchè le responsabilità non vengano scaricate sui vertici del Carcere e sui poliziotti, ma avranno nomi e cognomi ben precisi a partire dal provveditore regionale, dal Capo del DAP, da quelli che a Roma movimentano i poliziotti e detenuti, dai responsabili politici del ministero della giustizia, e purtroppo dalle Istituzioni Tarantine a cui abbiamo rappresentato la situazione del carcere, ma purtroppo nulla hanno fatto fino ad oggi per rimediare