Arresti domiciliari per il regista Paul Haggis: incapace di controllare i propri istinti

Resta agli arresti domiliari ad Ostuni il regista e sceneggiatore premio Oscar Paul Haggis. Lo ha deciso il gip del Tribunale di Brindisi, Vilma Gilli, che non ha convalidato il fermo per mancanza del pericolo di fuga, ma ha applicato nei suoi confronti la misura cautelare per violenza sessuale ai danni di una 30enne inglese, ritenendo l’imputato “non capace di controllare i propri istinti e di desistere dai propri propositi, in un contegno di prevaricazione e dominanza” scrive il giudice. Per la gip inoltre Paul Haggis potrebbe inquinare le prove e reiterare il reato. Queste le esigenze cautelari sulla base delle quali ha disposto gli arresti domiciliari. Il giudice infatti ritiene che “in attesa dell’ascolto in contraddittorio della presunta vittima – fa sapere la difesa di Haggis, l’avvocato Michele Laforgia – sussista il rischio di inquinamento dell’unica fonte di prova”. Quanto al pericolo di reiterazione del reato, il gip lo ha ritenuto sussistente “in ragione – aggiunge ancora il difensore – della pendenza di un contenzioso civile avente analogo oggetto negli Stati Uniti”. Già lo scorso 19 giugno la Procura di Brindisi aveva già chiesto l’incidente probatorio per cristallizzare il racconto della donna presunta vittima di Haggis. Ieri, nel corso dell’interrogatorio nel Tribunale di Brindisi, il regista si è sempre dichiarato innocente, parlando di rapporti consensuali. Intanto, dal provvedimento di arresto per violenza sessuale è emerso che la 30enne inglese che ha denunciato il regista 69enne, gli avrebbe scritto e lasciato un biglietto, ringraziandolo per il tempo trascorso insieme. La presunta vittima, però, in merito a questo ha dichiarato agli investigatori di aver scritto il biglietto su indicazione di un amico, ma il fine era quello di far capire ad Haggis “che non era stato in grado di aspettarmi usando violenza”. Nel provvedimento restrittivo il gip scrive che “la versione difensiva offre numerosi spunti investigativi”, ma “non è idonea a demolire il quadro indiziario”. Haggis ha infatti ammesso i rapporti sessuali definendoli consensuali, tesi assolutamente non condivisa dal giudice.