Droga, accertati oltre 25mila episodi di spaccio in un anno: 27 le condanne

In una palazzina del quartiere Japigia a Bari

Oltre 25mila episodi di spaccio di sostanze stupefacenti in appena un anno. E’ quanto hanno accertato gli inquirenti nell’ambito di un’inchiesta condotta dai carabinieri, che ha portato alle condanne di queste ore, da parte della gup del Tribunale di Bari Luigia Lambriola che ha infatti condannato a pene comprese tra i 18 anni e i 16 mesi di reclusione i 27 imputati nel processo della Direzione distrettuale antimafia di Bari su una presunta associazione per delinquere di narcotrafficanti con base operativa in un condominio, la cosiddetta “palazzina L” in Via Caldarola, nel quartiere Japigia di Bari. A turno, 24 ore su 24, hanno accertato le indagini, i pusher vendevano a centinaia di clienti ogni tipo di sostanza stupefacente. Tra gli imputati ci sono pregiudicati ritenuti vicini al clan mafioso Palermiti di Bari, ritenuto il principale fornitore del gruppo capeggiato dalla famiglia Martiradonna, che si avvaleva anche della collaborazione di pregiudicati del Nord Barese e del sud del capoluogo, in particolare a Mola di Bari, dove in casolare in campagna avveniva il confezionamento della droga. Nel bazar di Japigia la droga veniva nascosta nel vano ascensore, nelle intercapedini, nei tombini e sotto il terreno. L’inchiesta nel maggio 2021 portò all’arresto di 34 persone. Altri 7 imputati sono attualmente a processo. La sentenza nei confronti dei primi 27 è stata emessa al termine di un processo celebrato con il rito abbreviato. La condanna più elevata, a 18 anni di reclusione, è stata inflitta nei confronti del presunto capo, Giuseppe Martiradonna. Per i suoi familiari, Angelo, Emanuel, Michele e Filippo Martiradonna, la gup ha disposto condanne tra gli 8 anni e 8 mesi e i 6 anni di reclusione. Il pregiudicato Michele Bellantuono è stato condannato alla pena di 16 anni di reclusione; i presunti sodali Andrea Carrassi e Michele Abbaticchio a 9 anni e 4 mesi; Eugenio Lovergine, Giacomo Cassano e Vito Ivan Bottalico a 8 anni di reclusione.