Morti sul lavoro, perde la vita un uomo di 30 anni nel Leccese

Martina Franca e Crispiano, nel Tarantino, si stringono attorno al dolore della famiglia di Antony Turnone, il 30 morto mentre lavorava in un cantiere di San Donato di Lecce.

I sindaci delle due città ribadiscono che non è possibile morire sul posto di lavoro. “una insopportabile morte e una vita strappata” scrive Luca Lopomo, sindaco di Crispiano. “è inaccettabile che nel terzo millennio in Italia si continui a morire sul lavoro” aggiunge Franco Ancona, da Crispiano.

L’uomo è stato folgorato durante le manovre di scarico merce di un camion, nei pressi di un impianto fotovoltaico nelle campagne di San Donato di Lecce, da un cavo d’alta tensione spinto dal braccio meccanico.

Immediati i soccorsi per lui: è stato trasportato del 118 e arrivato in “codice rosso” all’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce, è stato subito affidato al personale medico.

Le sue condizioni cliniche sono apparse da subito estremamente gravi. Dopo qualche ora non ce l’ha fatta.

La salma del giovane operaio è stata trattenuta presso la camera mortuaria dell’ospedale del capoluogo salentino, su disposizione della Procura della Repubblica leccese: nel corso delle prossime ore, il medico legale incarico eseguirà ulteriori accertamenti. L’area in cui si è verificato il drammatico incidente è al momento sotto sequestro.

Appresa la notizia, il sindacato Ugl Lecce ha inviato un messaggio di solidarietà alla famiglia della vittima, sollecitando l’attivazione dell’Osservatorio sulla sicurezza dei luoghi di lavoro: in realtà istituito presso la prefettura, ma non ancora entrato in funzione.