Caso De Benedictis, il legale di Chiariello: “Indotto a pagare per ottenere scarcerazioni”

Non sarebbe stato l’avvocato Giancarlo Chiariello a corrompere il giudice De Benedictis ma sarebbe stato quest’ultimo a indurre l’avvocato a pagare per ottenere le scarcerazioni.

E’ quanto sostenuto nelle ultime ore dal difensore di Chiariello, l’ex avvocato penalista imputato con l’ex gip di Bari De Benedictis per corruzione in atti giudiziari, con riferimento a presunte tangenti pagate dall’avvocato al giudice in cambio di scarcerazioni.

La difesa di Chiariello ha inoltre insistito perché non venga riconosciuta al suo assistito, come invece richiede la Procura, l’aggravante mafiosa. Nel corso dell’udienza la difesa ha sostenuto che quelle vicende che l’avvocato Chiariello ha in parte ammesso nell’interrogatorio reso dopo l’arresto, circa un anno fa, non erano episodi di corruzione in atti giudiziari bensì induzione indebita a dare o promettere utilità. L’avvocato – secondo il suo difensore – non avrebbe quindi corrotto il giudice per ottenere le scarcerazioni, ma sarebbe stato indotto a pagare le tangenti. Secondo la difesa, la chiave di lettura di questa interpretazione sta in alcune dichiarazioni fatte da De Benedictis ai pm salentini, nelle quali l’ex gip avrebbe detto di aver chiesto più soldi a Chiariello anche per capire fino a che punto l’avvocato sarebbe stato disposto ad accontentarlo.

La Procura di Lecce, lo ricordiamo, ha chiesto condanne a 8 anni e 9 mesi di reclusione per Giuseppe De Benedictis e a 8 anni 5 mesi di reclusione per Giancarlo Chiariello. Si tornerà ora in aula il 22 marzo per la discussione dei difensori di De Benedictis.