Potenza. Inchiesta clan Riviezzi: estorsione, conclusi gli interrogatori di garanzia

Si sono svolti oggi i primi interrogatori di garanzia di otto arrestati (sette in carcere ed uno ai domiciliari) nell’inchiesta condotta dalla Dda di Potenza contro il clan Riviezzi: tutti gli indagati si sono avvalsi della facoltà di non rispondere ad eccezione di Maurizio Pesce, che si è dichiarato “estraneo ai fatti”. Le accuse per i quindici arrestati complessivi sono di associazione mafiosa e di estorsione tentata e consumata in danno ai titolari di alcune attività commerciali con sede nel Potentino, a Matera e nel Vallo di Diano (Salerno). Le indagini, portate aventi anche sulla base del contributo di un collaboratore di giustizia, hanno fatto emergere un clima omertoso tra le vittime ed una forte capacità intimidatoria da parte egli estorsori, che era determinata dall’appartenenza al clan Riviezzi. Stamani il gip, Teresa Reggio, ha interrogato, con collegamenti da remoto: Michele Francesco Riviezzi, difeso dall’avvocato Filomena Pinto; Francesco Faraone, difeso da Francesco Soldovieri; Felice Balsamo, difeso da Francesco Di Paola; Franco Mancino e Domenico Lamaina, entrambi difesi dall’avvocato Massimo Maria Molinari; e Massimo Aldo Cassotta, difeso dagli avvocati Gervasio Cicoria e Salvatore Laguardia. Tra gli indagati ai quali il gip ha concesso gli arresti domiciliari, è stato anche sentito Marco Triumbari, difeso da Salvatore Laguardia, che dal carcere di Secondigliano (Napoli), dove sta attualmente scontando la pena per un altro reato, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Solo Maurizio Pesce ha risposta alle domande del gip, affermando di essere “estraneo ai fatti”, come ha riferito all’uscita all’aula il suo difensore, Domenico Stigliani. Nel pomeriggio si concluderanno gli interrogatori di giornata con l’ultimo degli arrestati non ancora ascoltato dal giudice, Vito Riviezzi.