E’ morta Chiara Samugheo: la fotografa delle dive del ‘900

Decaro: “Un’anima eclettica, una donna che ha fatto dell’emancipazione e delle sue passioni una bandiera di vita”

Liz Taylor, Monica Vitti, Shirley MacLane, ma anche Sophia Loren, Claudia Cardinale e Gina Lollobrigida. Sono solo alcune delle dive del cinema immortalate dalla macchina fotografica di Chiara Samugheo. L’artista barese, considerata la grande fotografa delle dive degli anni Sessanta e Settanta del Novecento, è volata via lo scorso 13 gennaio. Lo confermano all’ANSA fonti vicine alla famiglia. Nata a Bari il 25 marzo 1935 (ma in molti sostengono che fosse del ’25: la sua data di nascita è stato uno dei segreti meglio conservati della sua vita), vero nome Chiara Paparella, era tornata nel capoluogo pugliese al termine di una intensissima vita professionale trascorsa tra Milano, Roma e Nizza, amica di giornalisti e intellettuali, da Enzo Biagi a Pierpaolo Pasolini. Fu il giornalista Pasquale Prunas, a lungo suo compagno di vita, a consigliarle di prendere un nome d’arte scegliendo per lei quello di un villaggio sardo. L’approdo alla fotografia per il cinema dopo un primo periodo dedicato alla cronaca e a reportage sociali. Poi il successo che l’ha portata a firmare le copertine delle grandi riviste internazionali e ad affermarsi come la prima fotografa professionista italiana. “La scomparsa di Chiara Samugheo, lascia questo Paese orfano di una grande fotografa, – ha dichiarato il sindaco di Bari Antonio Decaro – di un’anima eclettica e di una donna che ha fatto dell’emancipazione e delle sue passioni una bandiera di vita, tanto da lasciare Bari, la sua città natale, giovanissima, per inseguire i suoi sogni”. Buona parte del suo immenso archivio fotografico, che conta più di 165 mila scatti, è conservato al Centro Studi e archivio della comunicazione dell’università di Parma.

“Mi piace ricordare una mostra del 2013, – ha affermato Francesca Pietroforte, consigliera delegata alla Cultura, Ico, Biblioteca e Musei della Città metropolitana di Bari – prima della nascita della Città metropolitana, nel colonnato del Palazzo della Provincia di Bari: un modo per rendere omaggio a una delle più importanti figlie della nostra terra che forse avrebbe meritato maggiore considerazione da parte della città”.