Inchiesta Caporalato, il Gip: “Saidy avrebbe affermato di essere riuscito a far entrare qualcuno anche nel cofano”

“Porta da Nico tutti i documenti. Devi portare prima perché così io devo fare ingaggi… e poi il giorno dopo iniziate a lavorare”. Questo il contenuto di una intercettazione attribuita dal Gip a Rosalba Livrerio Bisceglia, nell’ordinanza di custodia cautelare nei confronti della moglie dell’ex capo del Dipartimento immigrazione del Viminale, Michele Di Bari. Le parole attribuite a Bisceglia sarebbero state rivolte a Bakari Saidy, uno dei due caporali finiti in carcere, con il quale Bisceglia avrebbe trattato direttamente.

Dalle intercettazioni citate è emerso, come scritto dal giudice, che “tutti i lavoratori versano in situazioni di significativo stress lavorativo psico-fisico”. Pur di lavorare alcuni avrebbero corso “evidenti rischi per la propria incolumità’”. Ancora dalle intercettazioni è emerso che Saidy avrebbe affermato di essere riuscito a far entrare qualcuno anche nel cofano e, per il giudice, Bisceglia avrebbe trattato direttamente con lui. Secondo le indagini, Saidy portava nei campi i braccianti dopo averli reclutati “in seguito alla richiesta di manodopera avanzata da Livrerio Bisceglia – scrive ancora il giudice -, che comunicava telefonicamente il numero di lavoratori necessari sui campi”. Lavoratori “assunti tramite documenti forniti dal Saidy” che per questo, si legge ancora nell’ordinanza, “riceveva il compenso da Livrerio Bisceglia”.

Nel corso delle indagini “è emerso che tutti i lavoratori sono africani, provengono tutti dal Ghetto di Borgo Mezzanone e versano in condizioni di vita e alloggiative davvero degradanti.

“Tali situazioni – prosegue ancora il giudice – rendono i braccianti particolarmente vulnerabili e li rendono inclini, per necessità, a sottomettersi agli abusi dei datori di lavoro e ad accettare anche retribuzioni inadeguate, pur di fronteggiare ed alleviare il loro stato di bisogno. Nessuno dei lavoratori africani ascoltato dagli inquirenti – conclude il gip – ha mostrato di avere la possibilità di una diversa soluzione abitativa o lavorativa più dignitosa”.