Calcio, Miccoli condannato in via definitiva per estorsione aggravata dal metodo mafioso

Tre anni e sei mesi per estorsione aggravata dal metodo mafioso. E’ la sentenza di condanna definitiva nei confronti dell’ex calciatore salentino Fabrizio Miccoli. E’ stato respinto infatti il ricorso presentato dall’ex numero 10 di Lecce, Juventus e Palermo. La condanna a tre anni e sei mesi era stata disposta in precedenza dalla prima sezione penale della Corte d’Appello di Palermo nel gennaio del 2020 che di fatto confermava quella già inflitta in primo grado.

La seconda sezione della Corte di Cassazione non ha inteso dunque smontare il castello accusatorio che aveva portato alla condanna nei confronti del calciatore, originario di San Donato di Lecce.

Confermata quindi la tesi dell’accusa secondo cui l’ex capitano del Palermo avrebbe chiesto a Mauro Lauricella, figlio del boss della Kalsa (Antonino detto “Scintilluni”), di recuperare un credito che avrebbe vantato nei confronti dell’imprenditore Andrea Graffagnini relativi alla cessione della discoteca “Paparazzi” di Isola delle Femmine.

Per la procura Lauricella si era dato da fare, utilizzando metodi particolarmente violenti, per far riottenere 12 mila euro all’ex fisioterapista del Palermo, Giorgio Gasparini, con il quale Miccoli condivideva la gestione della discoteca.

A seguito della indagini della Dia la procura aveva anche chiesto l’archiviazione del fascicolo, ma il giudice aveva disposto l’imputazione coatta e quindi il rinvio a giudizio. I legali di Fabrizio Miccoli hanno sempre respinto ogni genere di accuse, e lo stesso ex calciatore ha sostenuto più volte in aula di non conoscere le origini dell’amico Lauricella, arrestato ad aprile 2015.

Lauricella per la stessa vicenda era stato condannato in primo grado a un anno per violenza privata, ma in appello è stato contestato anche il reato di estorsione aggravata dal metodo mafioso che è gli costata una pena di 7 anni, che sta già scontando, e anche per lui è diventata definitiva nell’ottobre scorso.