Inchieste Procura Potenza: 5 arresti per peculato e bancarotta fraudolenta

E’ di cinque arresti il bilancio di due inchieste, rispettivamente su peculato e bancarotta fraudolenta, condotte dalla Procura di Potenza e con provvedimenti eseguiti dalla Guardia di Finanza.

Un uomo e una donna – marito e moglie della provincia – e un imprenditore milanese sono stati posti gli arresti domiciliari a conclusione di indagini sulla messa in liquidazione di una società, la Coseb (Consorzio cooperative servizi Basilicata), con le accuse di peculato e riciclaggio. Gli arrestati, su disposizione del gip presso il Tribunale di Potenza, sono Dante Tirico, liquidatore della Coseb, sua moglie, Cristina Giulia Preziuso, e l’imprenditore milanese Alessandro Caracappa. L’operazione è stata ribattezzata “Liquidator” ed è partita dopo che Tirico aveva ottenuto “il riconoscimento di un importante credito, per oltre due milioni di euro, vantato per prestazioni erogate dalla società di cui era liquidatore a favore della Ciclat Ausiliari traffico società cooperativa”. Il diritto di credito è stato venduto per una “cifra irrisoria” alla società di Caracappa che, a sua volta, lo ha rivenduto alla società di cui era rappresentante Preziuso. I due passaggi sono costati il primo 170 mila euro e il secondo 200 mila euro, facendo emergere – secondo l’accusa – “evidenti anomalie”, fino al punto che il denaro della società in liquidazione è stato “distratto artificiosamente dalle casse societarie”.
Nell’altra inchiesta, invece, i coniugi Sabato Rago e Lucia Ferrara, di 44 e 49 anni – imprenditori nel settore delle energie rinnovabili – si trovano lui in carcere e lei agli arresti domiciliari, perché “gravemente indiziati di bancarotta fraudolenta e di reati tributari”. I militari delle fiamme gialle hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo “teso ad assicurare i beni oggetto della condotta distrattiva del patrimonio aziendale della società loro riconducibile, la Rago Solar Technology srl”. Indagini mosse da verifiche fiscali, condotte sulla società dalle fiamme gialle, alla quale fu contestata la “mancata dichiarazione di notevoli introiti derivanti dall’attività di installazione di impianti eolici, fatti appositamente figurare quali ‘lavori in corso di esecuzione’, al fine di evitare la tassazione”. Secondo la Procura della Repubblica, i coniugi negli anni hanno attuato una “sistematica spoliazione artefatta del patrimonio della società” per sottrarsi al pagamento delle imposte e di risarcimenti. La Guardia di Finanza, oltre ad eseguire gli arresti, ha sequestrato beni nella disponibilità dei due coniugi per oltre 2,5 milioni di euro in Basilicata, in Campania e in Calabria.