Bari, estorsione a titolare di agenzia scommesse: arrestate sei persone del clan Strisciuglio

Gli indagati sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di estorsione continuata in concorso, aggravata dal metodo mafioso

Avrebbero perpetrato richieste estorsive ai danni di un gestore di un’agenzia di scommesse di Bari. Sei persone appartenenti al clan Strisciuglio sono state arrestate dai Carabinieri con l’accusa di estorsione continuata in concorso con l’aggravante del metodo mafioso. Le richieste mensili di denaro avvenivano anche mediante azioni violente. 30mila euro, la cifra richiesta dopo un iniziale prestito di 15mila. Soldi che sarebbero serviti a sanare un debito maturato dalla vittima per la gestione della sua agenzia di scommesse. L’indagine ha preso avvio dalla denuncia di estorsione presentata lo scorso gennaio dall’uomo stanco delle continue e asfissianti richieste estorsive da parte dei componenti del gruppo criminale. L’attività investigativa condotta dei carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di Bari San Paolo, sotto il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, ha consentito di far emergere una serie di episodi estorsivi ai danni dell’esercente. Nonostante l’avvenuto saldo del debito, alla vittima era stato intimato di proseguire nel pagamento di 500 € mensili, al fine di alimentare la “cassa” dell’associazione e finanziarne le attività illecite sul territorio. Accertata anche una richiesta di pagamento di 1.500 euro, al fine di sostenere le spese per la cresima della figlia di uno degli arrestati. Un altro indagato del gruppo criminale aveva chiesto dieci mila euro, al fine di sostenere le spese legali relative al suo arresto in flagranza, contestando falsamente alla vittima un suo coinvolgimento nella vicenda. La stessa persona, dopo aver chiesto un prestito di 7.500 € per l’avviamento di un’agenzia di scommesse a Bari, aveva rivendicato il pagamento ingiustificato di 38mila euro a titolo di “liquidazione” per l’automa decisione di interrompere la co-gestione dell’attività, costringendo così la vittima ad assumere lui e sua moglie. Inoltre, al fine di “ripulire” le somme indebitamente ricevute, si era fatto intestare delle vincite in realtà conseguite da clienti del centro scommesse.