Procura contro estromissione Pop Bari da processo Fusillo

La Banca popolare di Bari ha chiesto di essere estromessa come responsabile civile dal processo sul crac delle società del gruppo imprenditoriale Fusillo di Noci. La Procura, però, si è opposta alla richiesta perchè, come sostenuto dal pm Lanfranco Marazia, nella fase delle indagini non si può sapere se ci sarà e chi sarà il responsabile civile.

La richiesta della banca si basa sulla presunta violazione del diritto di difesa per non essere stata convocata in occasione dell’accertamento tecnico irripetibile relativo alla copia forense di alcuni cellulari, fatto nel corso dell’inchiesta.

Nel processo per il crac Fusillo, il tribunale, con presidente Rosa Calia Di Pinto, ha rinviato al 30 novembre la decisione, quando i giudici saranno chiamati a pronunciarsi anche sulle richieste di costituzione delle parti civili: le società fallite Fimco e Maiora del gruppo Fusillo, la stessa Banca popolare di Bari e quattro azionisti. Anche la curatela di una terza società, la Ambasciatori Immobiliare, che è stata dichiarata fallita dal Tribunale di Bari, potrebbe chiedere di costituirsi parte civile.

Nel processo per il crac Fusillo sono imputate 14 persone, tra le quali Marco e Gianluca Jacobini, padre e figlio rispettivamente ex presidente ed ex condirettore generale della Popolare di Bari, otto imprenditori e altri ex dirigenti dell’istituto di credito, tra i quali l’ex ad Giorgio Papa. Con

la complicità dei vertici della banca, è l’ipotesi accusatoria, gli imprenditori avrebbero dissipato i beni aziendali con cessioni di quote e immobili per almeno 93 milioni di euro fino al 2019 e accumulato debiti stimati in circa 430 milioni di euro.