Relazione DIA secondo semestre 2020: il materano esposto a nuovi fermenti malavitosi

La criminalità organizzata in Basilicata vede nel Materano l’area più esposta a nuovi fermenti

E la crisi sanitaria causata dalla pandemia ha aumentato il rischio di contaminazioni malavitose nel tessuto economico imprenditoriale: sono questi alcuni degli elementi che emergono dalla relazione semestrale della Direzione investigativa antimafia (Dia) presentata al Senato.

La Basilicata “continua a caratterizzarsi – è scritto nel documento – per la presenza di sodalizi a connotazione familiare” che risentono, a causa della collocazione geografica della regione, dell’operatività della criminalità campana, pugliese e calabrese, soprattutto per quel che riguarda lo spaccio di droga.

L’analisi della Dia ha descritto un territorio che si caratterizza per la presenza di organizzazioni mafiose divise per comuni di appartenenza e che risentono della presenza consolidata di famiglie di spicco dello scenario criminale lucano.

Dalla relazione è emersa la presenza di infiltrazioni mafiose in diversi settori, tra cui, quelli economici, amministrativi e politici, con atti di intimidazione in danno di rappresentanti delle istituzioni e delle amministrazioni pubbliche.

L’aumento dei reati contro la pubblica amministrazione e di quelli ambientali – è scritto nella relazione – “dimostra l’espansione di un’area grigia con condotte sintomatiche di asservimento di interessi pubblici al malaffare privato”.

Nella zona del Potentino – ha sottolineato la Dia – è stata confermata l’operatività del clan Martorano-Stefanutti, mentre a Pignola il clan Riviezzi ha assunto un ruolo centrale nelle dinamiche criminali grazie “alla spiccata capacità di proselitismo e reclutamento risultata rafforzata dallo stato di libertà di uno dei suoi esponenti di spicco”.

Il Vulture-Melfese ha fatto registrare un’evoluzione nei rapporti tra alcuni clan della zona. Infatti, “dopo anni di sanguinose faide”, sono emersi rapporti di collaborazione tra gli esponenti dei clan Cassotta e Di Muro-Delli Gatti, che hanno stretto una collaborazione per la gestione del traffico di stupefacenti. Secondo la Dia, però, l’omicidio di un esponente del clan Di Muro-Delli Gatti, dell’ottobre del 2020, “lascia spazio di riflessione sulla presunta rivalità all’interna tra soggetti appartenenti allo stesso sodalizio”.

Il più alto tasso di presenza mafiosa dell’intero distretto del Materano continua ad interessare la fascia jonica, con gruppi mafiosi che, oltre a compiere attentati e intimidazioni, “hanno sviluppato un controllo monopolistico di attività imprenditoriali, condizionando le amministrazioni locali e svolgendo importanti attività di riciclaggio”.

Le attività investigative hanno permesso di “disarticolare una associazione per delinquere attiva sull’asse Albania-Metapontino, con base a Tursi (Matera), dedita al traffico di sostanze stupefacenti”, così come un nuovo gruppo criminale che, dalle colline del Materano, si è esteso progressivamente sul territorio del capoluogo e sulla fascia jonica, entrando anche in confitto con organizzazioni criminali del posto.