Traffici di cocaina, legami con le ‘ndrine: indagati i fratelli leccesi Penza

L’operazione “Crypto” ha messo in ginocchio un’organizzazione criminale che si muoveva in tutta Italia: 93 in tutto le persone coinvolte. E tra queste ci sono anche dei pugliesi. Tra di loro, anche i fratelli leccesi Antonio Marco e Vito Penza, entrambi condannati di recente in primo grado, con rito abbreviato, nell’ambito del processo scaturito dall’operazione “Final Blow” condotta dalla squadra mobile di Lecce incentrata sulle attività della criminalità organizzata fra capoluogo e dintorni. Tra gli indagati anche un uomo di Bari e uno di Taranto.

L’ultima inchiesta, partita dalla Calabria, vede coinvolte appunto 93 persone delle quali 57 sono state già disposte in carcere o ai domiciliari. Al centro di tutto, i lucrosi affari derivanti dall’importazione di cocaina dal Nord-Europa e dalla Spagna, poi smistati in varie regioni, fra cui la Puglia. Nel corso del blitz, sono stati sequestrati anche beni per oltre 3,7 milioni di euro.

L’operazione “Crypto” nasce da un’inchiesta precedente, sempre dei finanzieri del Gico di Catanzaro, ribattezzata “Gerry”. Secondo una prima ricostruzione, la pianificazione delle importazioni di grossi quantitativi di cocaina da Olanda, Germania, Belgio e Spagna, per poi piazzarla in Lombardia, Piemonte, Lazio, Campania, Sicilia, Emilia Romagna, in Puglia, partiva dalla Calabria. La droga veniva portata fino a Rosarno utilizzando dei veicoli con doppifondi.

Le indagini patrimoniali hanno consentito di emettere un sequestro preventivo d’urgenza di beni per oltre 3,7 milioni di euro, costituito da fabbricati, società e complessi aziendali, automezzi e numerosi rapporti bancari e finanziari, in Calabria, Calabria, Sicilia, Emilia Romagna, Lombardia e Piemonte e anche in Puglia.