Taranto, il clan Cicala sosteneva la direttrice del carcere come candidata sindaca

La direttrice del carcere sospesa. Il pm: “Il clan Cicala la sostenne come candidata sindaca”

Respinta l’accusa di “associazione mafiosa” nei confronti della direttrice del carcere di Taranto: Baldassarri è stata sostenuta dal Clan Ciciala nel corso della sua candidatura a sindaca di Taranto.

Dietro la sua candidatura a sindaca di Taranto, nelle scorse elezioni contro Rinaldo Melucci, era sostenuta dal clan Cicala. Stefania Baldassarri, direttrice del carcere, è stata sospesa dal suo incarico perchè accusata di aver manifestato “condotte irregolari” nell’interesse di un detenuto della casa circondariale di Taranto.
Si tratta di Michele Cicala, arrestato per traffico di carburanti. Baldassarri avrebbe dato alla moglie di Cicala, notizie relative allo stato di salute di suo marito.

La famiglia di Cicala si adoperò a Taranto nella campagna elettorale per le comunali del 2017 procurando sostegno a favore di Stefania Baldassari. Lei arrivò in testa al primo turno, sostenuta da una coalizione di centro destra, ma al ballottaggio fu sconfitta dall’attuale sindaco di Taranto.

Secondo una informativa alla Dda di Lecce, la direttrice del carcere si sarebbe presentata in almeno due occasioni in un bar gestito dai familiari di Michele Cicala. Nel rapporto si evince l’attenzione che lei aveva riservato nei confronti dell’uomo. Per questo era scattata la sospensione dall’incarico e la direzione del carcere è stata assunta dalla direttrice del carcere di Bari, Valeria Pirè.

Baldassarri ha respinto ogni accusa a suo carico, nonostante l’atteggiamento (raccolto dalle prove) mostra un atteggiamento molto vicino a Cicala. La vicenda per ora è ferma così: l’aggravante di associazione mafiosa verso il clan Cicala è stata annullata dal Tribunale del Riesame di Lecce su istanza della difesa, ma tra due giorni in Cassazione si discute del ricorso della Procura contro la decisione del Riesame.