Covid: indagine su focolai in Rssa Bari, pm rinuncia a arresti

La Procura di Bari ha rinunciato alle richieste di arresto per gli amministratori di due Rssa del Barese, accusati di concorso in epidemia colposa con riferimento a due focolai Covid scoppiati durante la prima ondata della pandemia, nel marzo-aprile 2020.

I due focolai hanno interessato le RSSA di Bari e Noicattaro. Nella prima, “Villa Giovanna” complessivamente sono stati contagiati 130 persone e sono decedute 27. A “Nuova Fenice”, a Noicattaro, sono stati 127 i casi positivi e 20 i morti.

Nell’inchiesta dei carabinieri del Nas sono indagate cinque persone, i due legali rappresentanti della società Segesta, i due coordinatori sanitario e gestionale di Villa Giovanna, Michele Di Tommaso e Tiziana Caselli, e il coordinatore gestionale della Rssa Nuova Fenice, Nicoletta Ricco, accusati di “condotte omissive” sulle misure di sicurezza che – secondo il pm – avrebbe potuto prevenire il rischio di contagio.

Per gli indagati la Procura aveva chiesto gli arresti domiciliari, che nei mesi scorsi sono stati rigettati dal gip. Il rigetto è stato poi impugnato e l’appello si sarebbe dovuto discutere oggi dinanzi al Tribunale (sezione misure di prevenzione), ma la Procura vi ha rinunciato ritenendo cessate le esigenze cautelari per il troppo tempo trascorso.

L’inchiesta prosegue: secondo l’accusa gli amministratori delle due strutture non avrebbero adibito un’adeguata zona covid, avrebbero consentito situazioni di promiscuità tra positivi e negativi al virus e inoltre non avrebbero allontanato e sostituito il personale contagiato. Non garantendo neanche i dispositivi di protezioni individuale, avrebbero – secondo l’accusa – “cagionato un andamento esponenziale della curva dei contagi”.