Bari, “rischio mafia” nella gestione della spiaggia di Torre Quetta: la Procura fa riferimento a dichiarazioni di “pentiti”

Ci sarebbe un concreto “rischio mafia” nella gestione della spiaggia di Torre Quetta. Per questo la Procura di Bari ha impugnato il provvedimento con il quale il Tribunale nel febbraio scorso ha ammesso la società “Il Veliero”, che fino a circa un anno fa gestiva la spiaggia barese di Torre Quetta, al controllo giudiziario con conseguente sospensione dell’interdittiva antimafia.

L’appello si discuterà il prossimo primo luglio dinanzi alla Corte di Appello di Bari. Nell’atto di impugnazione, firmato dalla pm della Dda di Bari Daniela Chimienti, si fa riferimento alle dichiarazioni di collaboratori di giustizia, in particolare di Domenico Milella, ex braccio destro del boss mafioso del quartiere Japigia Eugenio Palermiti, ed è evidenziata la “presenza di pregiudicati ed appartenenti ad organizzazioni criminali nella gestione dei chioschi sub appaltati”.

Tra questi anche un nipote del boss Palermiti. Milella ha raccontato dei rapporti di Orlando Malanga, ritenuto dagli inquirenti l’anello di congiunzione tra la società e i clan, e alcuni pregiudicati. “Li fa campare – ha detto in un interrogatorio – , prima tramite il bar, poi gli appalti, insomma ha messo le persone a lavorare”. Per Malanga “tenere il figlio di qualche amico” del clan era “una protezione” ha spiegato Milella. Dichiarazioni che, secondo la Procura, “sono sintomatiche dell’attualità dei collegamenti di Malanga con la criminalità organizzata, tanto che la ditta ha formalizzato il suo licenziamento solo nel novembre 2020, dopo la discovery” delle rivelazioni di Milella; dichiarazioni quindi che “dimostrano l’attualità e la concretezza del pericolo di permeabilità mafiosa dell’impresa” secondo la Procura.